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Il caso Juventus visto dal gruppo GEDI è una celebrazione dei successi degli Agnelli

Il direttivo dei bianconeri è stato rinviato a giudizio per presunte irregolarità finanziarie. Sui quotidiani editi dalla famiglia proprietaria della squadra di Torino si è preferita una narrazione nostalgica e aneddotica. A riprova delle ingerenze degli editori sulla stampa italiana.

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Partiamo da un caso che ha catalizzato l’attenzione dei giornali nelle scorse settimane: le indagini della Procura di Torino che hanno svelato un presunto sistema di plusvalenze gonfiate e fatture false da parte della squadra di calcio più vincente degli ultimi decenni, la Juventus. Molti giornali hanno, giustamente, sottolineato la gravità della vicenda, paragonandola a Calciopoli. Il quotidiano Domani, già nel dicembre 2021, in prima pagina chiedeva le dimissioni del presidente della Juventus Andrea Agnelli, a seguito dell’ inizio dell’indagine sulle plusvalenze. Dopo molti approfondimenti sul caso, a cui Domani ha dedicato anche diverse inchieste parallele alla cronaca giudiziaria, il direttore Stefano Feltri, lo scorso 4 dicembre, ha invitato a «boicottare la Juventus e questa Serie A truccata». Di tutto questo, sulle principali testate GEDI, di proprietà degli stessi Agnelli, non si trova minimamente traccia.

La vicenda

Lo scorso 28 novembre l’intero consiglio d’amministrazione della Juventus si è dimesso in blocco. Da un anno la società sta affrontando le indagini della Procura di Torino che li vede accusati di falso in bilancio, manipolazione del mercato, ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità di pubblica vigilanza e falsa fatturazione. 

Oltre a presunte irregolarità nel pagamento di alcuni stipendi dei calciatori. Tra gli indagati, da poco rinviati a giudizio dalla Procura di Torino, ci sono l’ex presidente del club Andrea Agnelli, l’ex vice presidente Pavel Nedved, l’ex direttore sportivo Fabio Paratici e l’amministratore delegato Maurizio Arrivabene. 

Si sospettano operazioni di calciomercato gonfiate per segnare a bilancio un ricavo maggiore. Per la giustizia sportiva le indagini si erano concluse con un nulla di fatto, per la giustizia penale, invece, la Juventus avrebbe alterato i suoi bilanci. L’ultimo si è chiuso in rosso di oltre 250 mln.

Nelle settimane scorse alcuni dei quotidiani che hanno trattato la notizia, lo hanno fatto con non poche difficoltà. Difficoltà dovute al fatto che Exor, la società d’investimento della famiglia Agnelli-Elkann, dal 2019 possiede anche il Gruppo GEDI, che edita due dei principali quotidiani nazionali, La Repubblica e La Stampa.

Su La Repubblica il focus si sposta dalle indagini giudiziarie in corso alla «fine dell’era Agnelli». Pagine ricche di aneddotica e di voci di spogliatoio sui numerosi scudetti vinti negli ultimi anni dalla dirigenza, passando per i grandi acquisiti e la Champions League sfiorata.

La Stampa prova brevemente a riflettere sulla questione e sui motivi delle dimissioni. Ma il titolo esalta ugualmente l’era dell’ex presidente: «Andrea è il più vincente della storia bianconera con 19 titoli in 12 stagioni, un club modello non solo in campo». 

Sempre su La Stampa un box a piè di pagina riferisce della nomina del neo direttore generale bianconero. L’incarico sarà ricoperto da Maurizio Scanavino, anche attuale amministratore delegato del Gruppo GEDI, a ulteriore riprova della commistione fra editore e giornale. Il nuovo presidente del club juventino sarà invece Gianluca Ferrero, già presidente dei collegi sindacali di note società, tra cui Fincantieri, Lavazza e la stessa GEDI.

In buona compagnia

Le “ingerenze” degli editori sulle scelte editoriali dei quotidiani italiani sono da tempo un habitué. Capita regolarmente che su Repubblica e la Stampa appaiano pagine intere riservate agli Elkann, su il Corriere della Sera ampi articoli dedicati al suo editore Urbano Cairo, o su il Sole 24 Ore, giornale di Confindustria, frequenti dichiarazioni del suo presidente Carlo Bonomi. Questo fenomeno, sempre più diffuso, mina in modo strutturale l’indipendenza dei giornali e l’autonomia delle redazioni.

Lo spostamento apparente di un oggetto causato da un cambiamento di posizione dell’osservatore è un effetto ottico noto come parallasse. Parallasse è anche il nome della rassegna stampa critica di Scomodo. Attraverso questo concetto vogliamo descrivere il relativismo nelle interpretazioni dei fatti che caratterizza l’industria dei media in Italia. Commistioni politiche e partigianerie, rivalità fra editori, influenze degli inserzionisti. Ogni settimana proveremo a raccontarvi la genesi di una notizia, nel contesto della crisi strutturale del giornalismo italiano.

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