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If Body – Living Fragments: la nuova rassegna di LOCALES mette al centro il frammento

La seconda annualità di IF BODY – rassegna estiva di arti visive e performative diffusa nella città di Roma a cura di Sara Alberani, Marta Federici, Chiara Siravo (LOCALES) – che nasce dal desiderio di reagire al rischio di annichilimento generato dalla violenza, dalle oppressioni e dai fallimenti della cosiddetta civiltà e aderisce alla rinuncia all’interezza come strategia di apertura verso il fuori e verso l’altra/o da sé.

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Aliaskar Abarkas ha ventotto anni e una voce gentile, che infrange il silenzio della Biblioteca Casanatense. Il suo accento iraniano curva la pronuncia del suo inglese, mentre parla passandosi la mano tra i capelli ricci e nerissimi, facendo piccoli saltelli sul posto per iniziare a riscaldarsi. Spiega, sorridendo, che lo scopo della giornata è «parlare con i fantasmi della biblioteca», evocandoli. Il punto di partenza di questa complessa operazione sono i manoscritti persiani e arabi presenti in loco. Si tratta di pagine che sono rimaste lì, intoccate per secoli e che ora iniziano ad avere un nuovo significato. 

 

Per quanto possa sembrare inusuale che in una biblioteca appartenente all’Ordine Domenicano ci siano manoscritti orientali, la cosa non deve stupire: al di là dell’erudizione dell’ordine, si trattava di un semplice modo per controllare, interpretare e all’occorrenza reprimere il mondo circostante. Nella collezione della biblioteca sono inclusi testi religiosi – biblici e coranici – trattati di grammatica, poemi epici persiani classici e manuali di numerologia, astrologia e magia; alcuni dei quali vengono mostrati da Aliaskar durante il workshop. Non si tratta di una prima volta per lui: Aliaskar Abarkas è un artista e scrittore iraniano la cui pratica è profondamente radicata nella pedagogia alternativa e collettiva. Attraverso un approccio performativo, la sua ricerca artistica si concentra sui rapporti sociali, favorendo un passaggio dall’esperienza individuale a quella collettiva. I suoi progetti, in particolare The Community Whistling Choir, esplorano gli ambiti della comunicazione, della convivialità e della trasformazione del sé e della conoscenza. 

 

Prima di iniziare il workshop alla biblioteca Casanatense legge quello che definisce «Wednesday spell», una piccola serie di frasi che permette ai presenti di accordarsi emotivamente al clima del posto. 

«Mercoledì è il giorno del silenzio, chiediamo perdono e di poter riflettere in tempo di oscurità. Mercoledì è il giorno per rallentare, nessun movimento deve produrre rumore».

 

È in questo clima liturgico che si svolge l’esperimento: divisi in tre gruppi – tra chi sa fischiare una melodia, chi sa fischiettare e chi tiene il ritmo con la respirazione – «impariamo a bilanciare il silenzio, ad accordare il mondo interiore a quello esteriore». Aliaskar Abarkas dirige un’orchestra fatta di fiati, respiri e fischi – tutti gesti esplorati dall’artista come forma espressiva non verbale.  

«Ognuno di noi è un agente musicale, il fischio è un mezzo di comunicazione teatrale» precisa, mentre la sinfonia risuona tra gli scaffali della biblioteca. L’esperimento si concretizza nella seconda parte del workshop, quando tutti insieme, seduti a cerchio, diamo forma fisica ai suoni riproducendoli su carta, inventando un codice comunicativo alternativo. Si parla e si discute assieme, nel tentativo di concretizzare i gesti astratti in segni comprensibili, che possano essere interpretati da chi verrà e chi vorrà ripetere l’esperimento. Quello che ci resta, oltre a un nuovo sistema di simboli, è la registrazione della sinfonia di fischi. Infatti, il 6 e 7 settembre i risultati del workshop saranno presentati in forma di installazione sonora all’interno della programmazione di Short Theatre 2024, presso il Mattatoio di Roma.

 

Il workshop di Aliaskar Abarkas è inserito all’interno della seconda annualità di If Body, rassegna estiva di arti visive e performative diffusa nella città di Roma a cura di Sara Alberani, Marta Federici, Chiara Siravo (LOCALES), che mette al centro il corpo come linguaggio artistico e metodologia di apprendimento basata sull’esperienza e la partecipazione. Questa edizione, sottotitolata Living Fragments, «nasce dal desiderio di reagire al rischio di annichilimento generato dalla violenza, dalle oppressioni e dai fallimenti della cosiddetta civiltà». 

Il sottotitolo scelto è particolarmente evocativo: riprende le parole della poetessa e artista libanese Etel Adnan che, in una lettera indirizzata all’amico e scrittore Fawwaz Traboulsi nel 1990, riflette sulle difficoltà di immaginare un futuro. Scrive nella lettera: 

«Mi dico che siamo terroristi, non terroristi nel senso politico e ordinario del termine, ma perché portiamo dentro il nostro corpo – come un esplosivo – tutti i problemi profondi che affliggono i nostri Paesi. (…) Siamo gli scrivani di un io disperso, frammenti viventi, come se i pezzi dell’io stessero annotando i brandelli di una percezione mai completa».

 

Da questo estratto si intuisce l’adesione a una rinuncia all’interezza, come strategia di apertura verso l’altra/o. Siamo pezzi di un puzzle scomposto e attraversati da frammenti generati dall’incontro di diverse temporalità e geografie e, questo stato è la condizione da cui ripartire per immaginare nuovi sistemi linguistici e nuovi modi di stare al mondo, che riconoscano il trauma, la perdita e il lutto vissuto dai corpi. Infatti, Living Fragments, raccoglie questi stimoli per creare una narrazione alternativa del concetto di corpo, proponendo interventi artistici capaci di indagare temi come il complesso rapporto tra storia e memoria, la manipolazione delle narrazioni convenzionali e le esperienze personali. Lo fa sperimentando pratiche collettive e interrogandosi sulle possibilità dell’arte di aprire spazi di condivisione e collaborazione, di pensiero critico e azione. 

 

I prossimi appuntamenti in programma sono la mostra dell’artista italo-marocchina, Soukaina Abrour, intitolata Storage Almost Full: the Clouds Have Fallen. Presentata nella sede di Lateral Roma il 26 giugno, è un’installazione che – tramite la raccolta di materiale online e personale – riflette sul concetto di archivio e sulla costruzione del sé e dell’identità diasporica che caratterizza la sua pratica; questo primo appuntamento sarà seguito dal talk La Collezione in Tumulto III – Infrastruttura, tra l’artista italo-libica Adelita Husni Bey e le ricercatrici Sheherazade Mahassini (Royal College of Art, Londra) e Giulia Beatrice (Biblioteca Hertziana, Roma) ospitato il 27 giugno presso il Museo delle Civiltà di Roma. Durante il talk si esplorerà il concetto di ideologia e quello di infrastruttura, in anticipazione al workshop che, guidato da Husni Bey si terrà dall’11 al 13 settembre nello stesso Museo.

 

Come ogni anno Locales riesce a dare vita a una rassegna capace non solo di stupire per la qualità e l’originalità delle performance proposte, ma soprattutto in grado di amplificare le voci e riflettere sul presente storico. 

 

Per maggiori informazioni sui prossimi appuntamenti della rassegna puoi dare uno sguardo sul sito di Locales.

di Sara Paolella (Sara Paolella)

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