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I lanzichenecchi sul treno Roma-Foggia. Ovvero del potere degli Elkann sui giornali italiani.

Lunedì 24 luglio Repubblica ha pubblicato un articolo di Alain Elkann, padre del proprietario del Gruppo Gedi John, nel quale lo scrittore narra di un suo viaggio in treno da Roma a Foggia in prima classe. Una storia che, per le varie reazioni, racconta lo strapotere degli Elkann nella gestione del proprio impero editoriale e le loro ingerenze sui media italiani.

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Nell’articolo pubblicato da Repubblica, Elkann mette in luce la distanza fra lui, uomo di un tempo impegnato nella lettura di giornali cartacei stranieri e di Proust assieme alla sua fidata penna stilografica, e i giovani che hanno condiviso con lui il viaggio. Giovani rumorosi e volgari, rappresentati dal giornalista come dei «lanzichenecchi» impegnati solo a cercare il modo migliore per rimorchiare le proprie coetanee.

L’articolo ha scatenato feroci polemiche all’interno dell’intero panorama giornalistico nazionale, costringendo Repubblica a dedicare ben due pagine dell’edizione del 27 luglio a difendere l’operato del padre del proprio editore.

Nell’articolo di Fabio Finotti, le critiche di classismo rivolte al pezzo di Alain Elkann vengono declinate come «cieca prepotenza di gruppo», arrivando a definirle come «un nuovo fascismo».

Critiche sono state mosse dallo stesso Comitato di Redazione della testata di proprietà di John Elkann, che ha inviato una nota via mail alle altre redazioni per prendere le distanze dall’articolo, ritenuto dalla stessa redazione classista.

La nota non è stata pubblicata dal direttore di Repubblica Maurizio Molinari, il quale pure ha affermato di comprendere la posizione del CdR e ha promesso di farla emergere sul giornale nei giorni successivi. Promessa disattesa, visto il tenore dell’articolo di Finotti di due giorni dopo. Solo nella giornata di venerdì 28 il CdR è riuscito a pubblicare sulla testata un comunicato sindacale, per prendere nuovamente le distanze dall’articolo di Elkann e per denunciare «le mancanze di rispetto» subite dalla direzione.

Gli Elkann non sono nuovi a un utilizzo personalistico del proprio impero editoriale. Una linea imposta anche a Repubblica fin dai primi mesi dall’acquisizione del Gruppo Gedi nell’aprile del 2020.

Già il mese successivo, il 17 maggio 2020, gli Elkann avevano sfruttato la testata per difendere il prestito a garanzia statale sottoscritto da FCA, presentato in un articolo di Francesco Manacorda in prima pagina come «un modello per tutta l’economia». Parallasse si era già occupato del tema in relazione alla copertura data delle testate del Gruppo Gedi allo scandalo finanziario che ha coinvolto la Juventus, sempre di proprietà della famiglia Agnelli-Elkann.

L’articolo di Alain Elkann ha avuto ampio eco anche sugli altri quotidiani. 

Il Foglio in un articolo di Maurizio Crippa prova a spostare il focus dall’articolo di Elkann, criticando il comunicato del CdR di Repubblica. «Ma in fondo il suo comico imbarazzo [di Elkann, ndr] suona meno falso del comunicato del cdr del giornale di proprietà dei suoi figli […]. Che la fu sinistra puritana e il suo cdr di riferimento ora si vergogni di monsieur Elkann, della sua ritrosia borghese, dei suoi giornali inglesi e persino di Proust, e faccia invece il tifo per i lanzichenecchi tatuati e “totalmente indifferenti”, vogliosi di molestare le ragazze come degli Apache qualsiasi, fa un po’ ridere. Un punto a favore di Alain Elkann».

La risposta al perché della mancata indignazione del Foglio arriva qualche pagina dopo l’articolo di Crippa. L’inserto “mobilità” ospita un articolo sui nuovi modelli auto della Fiat con tanto di intervista al figlio di Alain Elkann, John, ed elogi a Stellantis.

Il Fatto Quotidiano, invece, nell’editoriale del suo direttore, Marco Travaglio, ha criticato in prima pagina con tagliente ironia il tono giudizioso e classista del racconto di Elkann: «non ci sono parole per denunciare il vile agguato subito da Alain Elkann sul treno italo Roma Foggia. É lui stesso a narrarne le drammatiche sequenze in un “breve racconto d’estate” che, visto l’autore (il padre del padrone) e la prosa (notevoli le virgole tra soggetti e verbi), Repubblica ha collocato in Cultura sotto lo straziante titolo “sul treno per Foggia con i giovani lanzichenecchi”».

Lo stesso registro viene utilizzato da Pierpaolo Ascari in un commento su il manifesto. Ascari ha provato ad immaginare un cambio di punto di vista del racconto, parlando attraverso un altro passeggero che si trova ad osservare Elkann mentre scruta l’atteggiamento del gruppo di giovani sul treno.

Il quotidiano Domani, di proprietà di Carlo De Benedetti, ex editore di Repubblica e sempre critico verso il suo vecchio giornale, ha affidato il commento della vicenda al comico Stefano Rapone. Anche in questo caso, domina l’ironia.


In un altro articolo, Domani ha poi definito «prevedibile» il dibattito nato attorno alla vicenda sugli altri quotidiani: «ognuno calato dentro la propria parte, esatta, giusta, una specie di recita collettiva, nella quale ciascuno dice ciò che crede stia aspettando di sentire il proprio pubblico di riferimento».

Infine, il Giornale non ha perso l’occasione per politicizzare la questione. Secondo il quotidiano di destra Elkann «incarna perfettamente l’esprit di quel mondo che inizia sulle pagine dei giornali del gruppo Gedi, passa per i comizi di Elly Schlein e finisce al matrimonio creepy di Murgia&theCoconuts».

Lo spostamento apparente di un oggetto causato da un cambiamento di posizione dell’osservatore è un effetto ottico noto come parallasse. Parallasse è anche il nome della rassegna stampa critica di Scomodo. Attraverso questo concetto vogliamo descrivere il relativismo nelle interpretazioni dei fatti che caratterizza l’industria dei media in Italia. Commistioni politiche e partigianerie, rivalità fra editori, influenze degli inserzionisti. Ogni settimana proveremo a raccontarvi la genesi di una notizia, nel contesto della crisi strutturale del giornalismo italiano.

Parallasse va in vacanza per qualche settimana, e riprenderà le sue pubblicazioni a settembre.

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