Cerca

I giornali italiani hanno un problema con il giornalismo investigativo

Tre casi esemplificativi che raccontano quanto sia complicata la relazione tra i vari quotidiani italiani in materia di giornalismo investigativo. Abuso della definizione di «esclusiva», molti interessi di parte e poche citazioni di lavori altrui.

Questo articolo parla di:

La scorsa settimana il quotidiano Domani ha pubblicato un’inchiesta a puntate sugli affari della famiglia Meloni, provando a sconfessare l’autobiografia della premier. Una tesi debole, a cui è seguita a distanza di pochi giorni un’inchiesta di Repubblica, decisamente più centrata. Il lavoro ha prodotto diverse reazioni su tutti gli altri quotidiani. Molto meno nell’opinione pubblica.

Un caso esemplificativo, ma non il solo, che racconta quanto sia complicata la relazione tra i vari quotidiani italiani in materia di giornalismo investigativo. Abuso della definizione di «esclusiva», molti interessi di parte e poche citazioni di lavori altrui.

 

Partendo da un’inchiesta di Domani sui presunti affari della famiglia Meloni abbiamo provato a ricostruire il dibattito che ne è seguito. Sulla stessa pista del quotidiano Domani, fondato da Carlo De Benedetti, c’è Repubblica, suo ex giornale.

L’inchiesta di Domani, in collaborazione con il quotidiano spagnolo elDiario, prova la presenza di un’azienda spagnola, attiva fino a pochi anni fa, fra i cui dirigenti comparivano sia Francesco Meloni (padre della premier, con cui dice di aver tagliato i rapporti dal 1988) che Raffaele Matano, allora compagno di Anna Paratore, madre di Giorgia Meloni ed ex moglie di Francesco Meloni. Un socio in comune che, secondo Domani, riscriverebbe la narrazione della Presidente del Consiglio. La vicenda è molto intricata e, allo stesso tempo, non sembra smentire in modo plateale il libro autobiografico “Io sono Giorgia”.

Domani, nella stessa pagina dell’inchiesta, ospita la replica di Giorgia Meloni: «avete ravvisato degli illeciti, in questi fatti di vent’anni fa? Vi è una notizia da offrire ai lettori, qualcosa che il presidente del Consiglio avrebbe fatto di illegale?». A seguire, il giorno dopo, la risposta del neo-direttore del Domani, Emiliano Fittipaldi, che sostiene che «il giornalismo d’inchiesta non si occupa di scovare reati, quello è il lavoro dei giudici. La stampa – la premier è giornalista professionista dovrebbe saperlo – ha però tra i suoi compiti quello di fare le pulci ai potenti e raccontare fatti d’interesse all’opinione pubblica».  

Poca risonanza

L’inchiesta di Domani non sembra scaldare molto l’opinione pubblica. Neppure dopo la pubblicazione, dopo pochi giorni, di un’inchiesta di Repubblica che ricostruisce fatti simili. Nello specifico, però, il quotidiano fondato da Scalfari presenta meglio le relazioni e gli interessi in gioco tra i vari attori (con pubblicazione di documenti e mappe concettuali), oltre che esplicitare meglio l’obiettivo della stessa inchiesta: smontare la narrazione da underdog e «sfavorita» che la premier si è costruita negli anni.

Entrambe le ricostruzioni scatenano reazioni sui quotidiani di destra, Il Giornale e Libero, che condannano la dietrologia familiare parlando di «gogna mediatica» e «metodo anti-Silvio». Il Giornale attacca a più riprese l’editore di Domani, Carlo De Benedetti sottolineando come allo stesso tempo, «Repubblica, che pare ci lavorasse da mesi ha dovuto correre in edicola per non farsi bruciare del tutto dal concorrente». 

Gli attacchi a Repubblica arrivano anche da il Foglio che, in un editoriale, sostiene che l’editorialista di Repubblica Francesco Merlo abbia smontato l’inchiesta del suo stesso giornale: «i bravi giornalisti non sono poliziotti e non cercano reati».

È altresì curioso come sia Repubblica che Domani citino due libri nati come alter ego all’autobiografia della premier: “Re Giorgia” di Susanna Turco e “Meloni segreta” di Andrea Palladino. Quest’ultimo negli ultimi giorni – proprio dopo l’inchiesta di Domani – ha rilasciato un’intervista a VanityFair che sembra rivendicare la paternità delle informazioni svelate dai quotidiani e emersi già nel suo libro pubblicato lo scorso 18 aprile.

Il caso Espresso-Foglio

Un’altra storia esemplificativa dei complicati rapporti tra i vari quotidiani nella loro “attività” investigativa è un caso di qualche mese fa. Il 4 dicembre il settimanale L’Espresso ha pubblicato un’inchiesta riguardo la presenza di stazioni di polizia cinese in varie città d’Italia. L’inchiesta è marcata in copertina come «esclusivo» e frutto di una «inchiesta giornalistica internazionale» insieme a Le Monde e la Cnn.

Della vicenda, però, aveva già scritto il Foglio a più riprese tra settembre e novembre 2022.   L’autrice dell’inchiesta, Giulia Pompili, esperta di Asia de il Foglio, lo ha rivendicato con un lungo thread su Twitter, facendo notare che Le Monde ha chiesto a L’Espresso «di cancellare i riferimenti al giornale francese dall’articolo, perché non ha mai preso parte “a un’inchiesta giornalistica con L’Espresso”». Neanche la Cnn parla di una collaborazione con L’Espresso.

Il settimanale, di proprietà in passato del gruppo GEDI e ora dell’imprenditore e presidente della Salernitana Danilo Iervolino, ha poi risposto alle accuse mostrando come avesse nel suo pezzo citato il lavoro de il Foglio e che la loro inchiesta andasse oltre. Resta dubbia comunque l’etichetta «esclusivo», dato che la vicenda era stata già ampiamente coperta.

Un simile comportamento viene dalle pagine de La Verità, che a maggio 2023 si è intestata una inchiesta di febbraio del media indipendente IrpiMedia, che ha scoperto come GestLife, società che offre servizi per madri surrogate, facesse capo a Eliminalia, un’azienda che «altera il posizionamento online di contenuti negativi per i propri clienti», fra cui alcuni «condannati per crimini gravi»

La questione viene ripresa da il Fatto Quotidiano, che cita il lavoro di IrpiMedia, ma sostiene che l’inchiesta sia stata pubblicata da La Verità, come se il vero fattore di legittimazione del lavoro fosse la pubblicazione da parte di un quotidiano. Una cartina al tornasole della considerazione del lavoro di realtà indipendenti da parte delle testate tradizionali.

Lo spostamento apparente di un oggetto causato da un cambiamento di posizione dell’osservatore è un effetto ottico noto come parallasse. Parallasse è anche il nome della rassegna stampa critica di Scomodo. Attraverso questo concetto vogliamo descrivere il relativismo nelle interpretazioni dei fatti che caratterizza l’industria dei media in Italia. Commistioni politiche e partigianerie, rivalità fra editori, influenze degli inserzionisti. Ogni settimana proveremo a raccontarvi la genesi di una notizia, nel contesto della crisi strutturale del giornalismo italiano.

Abbonati

Essere indipendenti è l’unico modo per rimanere trasparenti.
Difendi l’informazione libera, abbonati a Scomodo.

8€ al mese

Sostieni Scomodo

Scegli un importo

Articoli Correlati