Decine di attrici molestate e violentate al Teatro Due di Parma per oltre 30 anni: un caso che scuote il mondo del teatro italiano

Il 20 settembre il Tribunale del Lavoro di Parma ha pubblicato una sentenza di condanna nei confronti di un noto regista della città per molestie e violenze sessuali contro due attrici, avvenute durante il corso di alta formazione teatrale “Casa degli artisti”, erogato dalla Fondazione Teatro Due.

Questo articolo parla di:

Il 20 settembre 2025 il Tribunale del Lavoro di Parma ha pubblicato una sentenza di  condanna nei confronti di un noto regista della città per molestie e violenze sessuali contro due attrici, avvenute durante il corso di alta formazione teatrale “Casa degli artisti”, erogato dalla Fondazione Teatro Due. La giudice Ilaria Zampieri ha ritenuto Paola Donati, direttrice del Teatro, «Parimenti responsabile per i fatti» poiché «ha omesso di vigilare e di apprestare le misure necessarie al fine di scongiurare la realizzazione, da parte di un soggetto in posizione apicale nell’organizzazione, di tali reiterate e sistematiche condotte, apertamente discriminatorie nei confronti delle aspiranti attrici e registe di sesso femminile».

I fatti e le sentenze

La sentenza si riferisce a fatti avvenuti nel 2019 ed  è stata possibile grazie alla denuncia di due giovani attrici, Federica Ombrato e Veronica Stecchetti, supportate dalle associazioni Differenza Donna, e Amleta, a cui si è aggiunta in seguito anche Casa delle Donne Parma.

Il processo, che era iniziato nel 2021 insieme ad un altro procedimento promosso dalla Consigliera regionale di Parità dell’Emilia Romagna per gli stessi fatti, si è concluso con una prima sentenza da parte del Tribunale di Parma nel giugno 2024 e con la conferma della Corte d’Appello di Bologna nel febbraio 2025.

Il regista, socio fondatore del Teatro, docente del corso di alta formazione e membro del CdA, è stato allontanato dal Teatro nel 2021, in seguito ad una diffida da parte delle avvocate delle attrici. Tutte le sentenze hanno accertato le molestie e le violenze denunciate, condannando a titolo diverso sia il regista che il Teatro, ma accogliendo la richiesta di anonimizzazione della difesa degli imputati. La notizia delle condanne è emersa solo tra novembre e dicembre 2025, grazie alle conferenze stampa e agli incontri pubblici promossi dalle associazioni coinvolte, che comunque non hanno potuto fare nomi e cognomi finché il Teatro non si è poi esposto pubblicamente.

I processi hanno permesso di far emergere un quadro ben peggiore di un già grave caso di molestie: nella sentenza del Tribunale del Lavoro di Parma viene riportata per esteso la testimonianza di un’attrice che afferma di essere stata violentata dal regista già nel 1998.

L’associazione Amleta, che si occupa da alcuni anni di contrastare la disparità e la violenza di genere nel mondo dello spettacolo, attraverso la presidente Cinzia Spanò, ha spiegato a Scomodo la portata della vicenda: «Non stiamo parlando di due attrici, noi stiamo parlando di decine e decine di attrici, forse centinaia. Il primo caso accertato di violenza di questo regista è del 1998. Ma Amleta sta continuando a raccogliere testimonianze: abbiamo una testimonianza di molestie addirittura nel 1987. E lui è andato avanti in maniera sistematica per tutti questi anni. Non è solamente un fatto locale, perché le attrici arrivano da tutta Italia».

Una denuncia collettiva

Il 6 dicembre 2025, poche settimane dopo la pubblicazione della sentenza, Casa delle Donne di Parma ha organizzato un incontro pubblico volto a far emergere la questione a livello locale e a denunciare questa vicenda, chiedendo delle scuse pubbliche e le dimissioni della Direzione teatrale. Per la prima volta, lo stesso giorno, il Teatro ha rilasciato un comunicato, secondo cui «il regista ha agito di nascosto, fuori dai luoghi del Teatro e la prima denuncia in Procura è stata quella della Fondazione. Il CdA conferma piena fiducia a lavoratrici, lavoratori e direzione». Nello stesso comunicato viene annunciata anche l’intenzione di ricorrere in appello contro la sentenza.

Cinzia Spanò ci ha contestualizzato meglio  quanto dichiarato dal Teatro.

«Il Teatro continua a dire che loro hanno mandato via il regista non appena hanno saputo dei fatti, ma questo è un punto che mi preme precisare. Lui è stato mandato via dal teatro il 16 luglio 2021, esattamente due giorni dopo che è arrivata al teatro la diffida delle avvocate che rappresentavano le due attrici e le associazioni», sottolinea Spanò.

«La diffida ha dei toni molto netti rispetto alla gravità della vicenda perché chiede un intervento urgentissimo e  l’allontanamento immediato del regista», continua. «Nel caso in cui non venisse effettuato, si dice che il teatro verrà ritenuto responsabile anche a livello penale nel caso in cui queste molestie dovessero proseguire»: l’allontanamento da parte del Teatro era sostanzialmente obbligato.

Spanò aggiunge che «a quanto ne sappiamo, la prima segnalazione in procura è la nostra, depositata nel marzo del 2021 grazie alle avvocate Manente e Colasurdo di Differenza Donna. Inoltre le sentenze accertano che le molestie sono avvenute anche dentro il teatro. Se uno deve capire chi sta cercando di dire la verità, quel comunicato parla molto chiaramente». 

Nel 2021, a seguito della diffida è stata informata della situazione anche la Consigliera di Parità della Regione Emilia- Romagna, che con le sue avvocate avvia una denuncia per discriminazioni di genere sul lavoro, parallelo a quello innescato dalle avvocate delle associazioni e delle attrici.

«Come voi ormai sapete il processo si è potuto svolgere solamente in ambito civile, non penale, a causa del termine di 1 anno per depositare le denunce per violenza sessuale», spiega ancora Spanò.

«Nonostante il processo sia iniziato solo nel 2021, noi ci siamo mosse subito per denunciare», sottolinea Veronica Stecchetti, una delle due attrici che hanno denunciato il regista. «Il nostro percorso dice molto della difficoltà di denunciare la violenza di genere in Italia: i primi due avvocati a cui ci siamo rivolte, tra cui quello del Centro Antiviolenza, ci hanno aiutate a chiamare quello che avevamo subito con il suo nome, cioè violenza. Ma poiché a suo dire mancava un “no” esplicito, il primo ci ha sconsigliato di intraprendere azioni giudiziarie, il secondo ci ha avvertite dicendo che con la legislazione vigente ci avrebbero massacrate giudiziariamente. L’incontro con Amleta è stato importante perché hanno capito le specificità della situazione che era avvenuta, permettendoci di denunciare».

A fronte di queste incongruenze, il 9 dicembre la maggior parte degli studenti del corso di Alta Formazione 2025/2026 si sono uniti sotto il nome “Dieci Teatranti”, dichiarandosi in stato di sciopero per la mancata trasparenza della Direzione nei loro confronti.

Il gruppo di studenti e studentesse ha sottolineato la specificità dell’ambiente teatrale: «Quello che vogliamo denunciare noi è l’abuso di potere e questa zona grigia che c’è nel nostro settore su quanto un insegnante o un regista possono spingersi per ottenere qualcosa da uno studente o da un giovane attore», hanno detto. «Ancor più grave che tutto questo sia avvenuto in un contesto di formazione: parliamo di insegnanti che dovrebbero avere una  responsabilità pedagogica, oltre a una cultura e una preparazione adeguata, perché si lavora con la psiche delle persone in una fase di crescita e cambiamento, non è un gioco» hanno spiegato a Scomodo.

Il 18 dicembre, il Teatro ha indetto un incontro pubblico, un tentativo di dialogo con la cittadinanza per cercare di riparare la ferita aperta tra pubblico e Direzione, che ancora una volta ha dichiarato fermamente di non  esserne a conoscenza  prima delle denunce delle attrici.

La sentenza del Tribunale del Lavoro di Parma tuttavia fa emergere diversi elementi che la Direzione non avrebbe dovuto ignorare: «L’8 marzo 2020 dopo le prove ero insieme a X a provare a teatro, ma era impossibile recitare perché mi continuava a ordinare di baciarlo», si legge nella sentenza: «Mi sentivo sovrastata dalla sua figura per cui avevo terrore. La direttrice del teatro e il suo assistente alcune volte entravano, ma non mi guardavano mai in faccia. X mi disse che non sentivo abbastanza la parte e mi fece sedere appoggiata con il busto contro il tavolo e mi cominciò a toccare nelle parti intime».

Oggetti, non soggetti

«Teatro Due e il corso “Casa degli artisti” sono due nomi abbastanza ambiti e prestigiosi in Italia», ha spiegato a Scomodo l’attrice Veronica Stecchetti, «perché è l’unico teatro in Italia che ha una compagnia stabile interna al teatro. A maggior ragione in un mondo del lavoro precario come quello del teatro, con la possibilità di essere notati e di iniziare a collaborare da subito». Il corso, composto di diversi moduli, ha visto la partecipazione fino al 2020, tra i docenti, proprio del regista condannato.

«Da un punto di vista di cariche ricoperte è stato sicuramente un regista molto importante perché ha diretto grandi teatri italiani, e questi ruoli li ha ricoperti per decine di anni; ha insegnato anche all’università», spiega ancora Spanò. 

Il regista è stato uno dei soci fondatori della “Compagnia del Collettivo” tra gli anni ‘60 e ‘70, ovvero il nucleo da cui poi sarebbe nata la Fondazione Teatro Due. Maria Federica Maestri, oggi direttrice artistica di Lenz Fondazione, ha raccontato a Scomodo dell’esperienza vissuta a Teatro Due all’inizio degli anni ‘80.

«Parliamo dell”82-’83, quindi anni lontanissimi rispetto all’attuale situazione di Teatro Due. lo ero una giovane assistente e sono rimasta un paio d’anni, poi me ne sono andata perché ho capito che non ci sarebbe stato spazio per quello che avrei voluto fare, cioè la regista teatrale: un ruolo non attoriale e quindi non di “sudditanza compositiva”. La sensazione era quella di una grande famiglia maschile: la “Compagnia del Collettivo”, formata da 7 o 8 uomini e una sola donna, all’epoca una condizione ‘normale’, quella del potere e della dominanza maschile assoluta. La compagnia era nata da un gruppo di studenti, guidati da due registi, uno dei quali era Walter Le Moli». Le due linee di lavoro erano apparentemente distinte, ma accomunate dalla stessa finalità di dominio culturale ed economico.

«Riuscire a mantenere l’equilibrio tra i presupposti artistici e il bisogno di affermazione artistica è molto difficile e credo che a un certo punto del percorso della Compagnia del Collettivo sia prevalsa la volontà di un gigantismo organizzativo e produttivo. La macchina ha avuto bisogno di creare un modello di totale accettazione delle gerarchie patriarcali, che vede nelle figure dei registi maschi le figure centrali e dominanti. Anche alcune mie ex allieve che hanno partecipato a questi laboratori hanno avuto esperienze analoghe: la funzione delle giovani attrici era quella di essere non soggetti quanto oggetti, in un contesto di produzione. E l’oggetto in sé per sé non può e non deve avere coscienza», conclude Maestri.

L’abisso del mondo teatrale

Il 5 gennaio 2026 la direttrice Paola Donati si è autosospesa dal suo incarico e il Consiglio di Amministrazione ha pubblicato una nota ringraziandola per il lavoro svolto e per il suo senso di responsabilità, «pur ritenendo che non vi siano elementi tali da poter determinare la scelta». Al suo posto è stato nominato direttore ad interim Giacomo Giuntini, per anni assistente del regista condannato. «Questa nomina non segna una discontinuità con quello che è avvenuto finora», commenta amaramente Spanò.

Pur non accogliendo la richiesta di intervista di Scomodo, rinviata a data da destinarsi, il Teatro ha comunicato di aver aggiornato i propri protocolli secondo le normative anti-discriminazioni vigenti, ammettendo di aver proceduto all’allontanamento del regista e alla denuncia solo dopo la diffida da parte delle legali dello studio “Lavoro Vivo”. Il Teatro ha inoltre aggiunto di aver adempiuto le prescrizioni della prima sentenza del Tribunale del Lavoro di Parma, del giugno 2024, senza fornire ulteriori informazioni sulla volontà di ricorrere in appello rispetto alla nuova sentenza pubblicata a settembre 2025.

Il Teatro continua quindi a sostenere la propria posizione nonostante, dalla pubblicazione delle sentenze in poi, il muro di gomma che ha nascosto per anni gli abusi si stia lentamente sgretolando

Spanò ci spiega che da ormai 25 anni il regista era conosciuto per organizzare incontri in teatro «quando ormai era sera tardi, fino a tarda notte, con attrici alle quali poi veniva chiesto di spogliarsi, e in questo modo  alcune di esse venivano aggredite». Ma le vere e proprie violenze che agiva sulle attrici sono emerse solo dopo, quando le prime denunce sono giunte ad Amleta: «Da quel momento abbiamo capito fino in fondo quanto la cosa fosse estesa e pervicace, perché c’era una sistematicità con cui lui aggrediva giovanissime e giovani attrici» spiega ancora Spanò. «Quando è uscita la sentenza, colleghi anche più grandi mi dicevano: “Guarda, è successa una cosa molto simile a Siracusa”, “è successa una cosa molto simile anche qui”. Quindi era un suo modus operandi, la sua fama lo precedeva», conferma uno dei ragazzi di Dieci Teatranti.

Nelle scorse settimane, sulle pagine de il manifesto, è stato pubblicato un vero botta e risposta a colpi di lettere, tra diversi artisti e artiste che hanno espresso le loro opinioni sulla vicenda.

Il 21 gennaio scorso il manifesto ha pubblicato una lettera di solidarietà alla direzione del teatro scritta da 21 artisti che a vario titolo hanno collaborato con Teatro Due, rispondendo alle richieste di dimissioni portate avanti dalle associazioni e dagli allievi in sciopero. Nella lettera si legge che «la tardiva denuncia penale del responsabile ha tra l’altro impedito al Teatro di costituirsi parte civile al fianco delle stesse [le vittime, ndr]». Parole che hanno suscitato l’indignazione delle attrici e delle associazioni coinvolte, che hanno denunciato sui social lo stravolgimento della realtà operato dalla lettera: da una parte la mancanza di solidarietà e la vittimizzazione secondaria verso la attrici molestate, dall’altra la solidarietà verso la direzione del teatro condannata in ben tre sentenze.

A loro si sono aggiunti 119 artisti e artiste, sottoscrivendo un’altra lettera inviata sempre al manifesto, in cui si legge che «per i 21 firmatari è incredibile accettare che una condotta pubblica così impegnata [quella del Teatro Due, ndr] nasconda una gestione omertosa e un sistema di omissione di vigilanza in forza del quale il responsabile ha commesso reati seriali. Ma questo è proprio quanto accertato dalla sentenza».

Il gruppo Dieci Teatranti ha sottolineato la necessità di una presa di coscienza collettiva: «Un esempio positivo è stato quello di Paolo Bocelli [tra i fondatori della Compagnia e attore di Teatro Due, ndr], che durante l’incontro del 18 gennaio è intervenuto dal pubblico auto-accusandosi, ammettendo di non aver approfondito i segnali che si potevano cogliere, pur non sapendo quali fossero i fatti. Nel suo intervento ha poi sottolineato due tipi di responsabilità diverse, quella soggettiva e quella oggettiva, che spetta assumersi a chi aveva il ruolo e il compito di vigilare».

L’indifferenza con cui sono stati ignorati gli abusi e la paura di ritorsioni che per 25 anni ha dissuaso le attrici dal denunciare sono sintomi di un sistema, quello dello spettacolo, infestato dalle relazioni di potere patriarcale, oltre che dalla mancanza di consapevolezza istituzionale.

«Alcuni attori e attrici hanno testimoniato a favore del regista, per dire che era gentilissimo con le attrici, quando erano ormai a conoscenza di quello che aveva fatto, quindi non hanno preso una posizione etica. Personalmente io li giudico assolutamente conniventi con lui, perché non hanno segnato una rottura o un cambiamento e non si sono messi dalla parte di chi ha subito dei crimini gravissimi. Sono gli stessi che sul palcoscenico veicolano grandi valori etici: perché ci sia un vero cambiamento nel mondo del teatro bisogna andare a vedere dentro quell’abisso, per poter produrre pensiero che produca cultura, perché il MeToo è stato questo negli altri paesi», aggiunge Cinzia Spanò. 

«Dobbiamo domandarci perché queste violenze avvengono nel mondo del Teatro, un ambiente caratterizzato da squilibri di potere e dunque più soggetto a ricattabilità, violenze, molestie», conclude Veronica Stecchetti.

di Mattia Amadei (Mattia Amadei),Anita Riccardi (Anita Riccardi)

Abbonati

Essere indipendenti è l’unico modo per rimanere trasparenti.
Difendi l’informazione libera, abbonati a Scomodo.

8€ al mese

Sostieni Scomodo

Scegli un importo

Abbonati

Essere indipendenti è l’unico modo per rimanere trasparenti.
Difendi l’informazione libera, abbonati a Scomodo.

8€ al mese

Articoli Correlati

🔹 Chi siamo

Questa attività è organizzata da Fondazione Poetica, sotto la guida del prof. Mauro Magatti dell’Università Cattolica di Milano, per Unhate Foundation e ha finalità esclusivamente di ricerca sociale.

🎯 Finalità della raccolta

Vogliamo ascoltare le opinioni dei giovani sui temi della ricerca, garantendo il rispetto della tua privacy.

🎙️ Modalità di trattamento dei dati

La tua voce verrà trascritta automaticamente. Un membro del nostro team verificherà e correggerà la trascrizione per eliminare ogni possibile riferimento personale.

Il file audio verrà cancellato subito dopo la trascrizione.

Conserveremo solo il testo anonimizzato della trascrizione, l’anno di nascita e la regione di residenza, che ti chiediamo terminata la registrazione degli audio.

📋 Quali dati trattiamo

Conserviamo solo dati anonimi. Il tuo audio viene trascritto e se menzioni luoghi o persone specifiche, queste informazioni vengono anonimizzate.

🛡️ Altre informazioni utili

I dati sono completamente anonimi: non sarà possibile modificarli o cancellarli dopo l’invio.

Conserveremo le trascrizioni solo per il tempo necessario alla ricerca, sempre in forma anonima.

📬 Contatti

Per domande o informazioni scrivi a Dario Pizzul, referente della ricerca a questo indirizzo: pizzul.dario@gmail.com