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Come la Gen Z ha cambiato l’astrologia

Grazie ai social, tradizioni e vecchie credenze si sono adattate al nostro mondo e sono tornate di moda tra gli Zoomers.

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Una disciplina in divenire

In  passato  disciplina dogmatica e oracolante, oggi l’astrologia viene definita dagli astrologi stessi scienza dell’osservazione. Tralasciando per un momento il legittimo scetticismo iniziale che può comparire quando si è alle prese con questa disciplina, la sua osservazione ci dice molto sulla nostra società. Nonostante sia un campo privo di qualsiasi fondamento scientifico, continua ad attirare l’attenzione delle persone – a volte così affascinate dalla pretesa divinatoria che finiscono per essere truffate da pseudo sensitivi, medium e cartomanti. Eppure, spesso è difficile resistere alla tentazione di dare uno sguardo al proprio oroscopo. Avere la chance di poter scoprire il futuro, sapere quello che sarà a partire dai segni dello zodiaco ha uno charme irresistibile, che ha portato anche a cambiamenti nelle letture: si è arrivati agli aspetti interplanetari e alla contestualizzazione nelle varie “case” tramite l’astrologia karmica. 

Al contrario di quanto può trasparire al primo sguardo quindi,  l’astrologia si è trasformata con la società. Ora, però, la sua pretesa divinatoria sembra essersi affievolita arrivando ad assumere posture diverse.

Un tema che preme particolarmente gli astrologi moderni è quello del libero arbitrio. Steven Forrest, astrologo e autore,  nega il determinismo dell’astrologia e interpreta la sua finalità come un  modo di identificare le energie astrologiche, che esercitano un’ influenza nella vita di un individuo e aiutano quest’ultimo ad incanalarle al meglio. Sempre secondo Forrest, la guarigione è una delle chiavi di lettura di questa disciplina, poiché si è in grado di capire i temi dolorosi e le difficoltà di una persona tramite la lettura del tema natale, e a partire da ciò è possibile anche impostare un percorso di ripresa. 

È anche per questo rinnovato interesse verso l’interiorità che negli ultimi anni gli astrologi hanno iniziato ad avvalersi di discipline esterne all’astrologia, quali la psicologia e la filosofia, e nel caso di Dane Rudhyar, persino della filosofia esistenzialista. Lo scopo dell’astrologia secondo Rudhyar è di aiutare l’uomo, soggetto esistenziale  nella ricerca del proprio posto nel mondo. Il punto d’unione individuato da Rudhyar tra la filosofia esistenziale e l’astrologia è il rapporto tra il cosiddetto “momento di nascita” – cruciale nella formazione della propria personalità – e le “fasi di trasformazione”, le quali susseguendosi una dopo l’altra, portano il soggetto a un livello superiore di consapevolezza. Vi è inoltre, sempre ripreso dalla filosofia esistenzialista, il concetto di “responsabilità individuale”, che permette di prendere consapevolezza delle proprie scelte e azioni e di essere quindi artefici del proprio destino.

Così come tante altre discipline e altrettanti mercati, anche l’astrologia si sta indirizzando verso una sempre maggiore personalizzazione. Una tendenza che però si scontra con l’avvento degli oroscopi più mainstream, i quali forniscono interpretazioni limitate e grossolane, essendo pensati per il grande pubblico. 

Quest’immagine dell’astrologia si porta dietro molti falsi miti e occulta la complessità e la storia su cui questa disciplina fonda le radici. Perciò molti astrologi si sono ritrovati a esprimere pareri negativi sugli oroscopi considerandoli riduttivi e limitanti verso la libertà d’azione individuale. 

Nonostante la maggioranza delle persone sia ancora lontana dal conoscere l’astrologia nei suoi lati meno pop, è innegabile il crescente interesse verso questa disciplina, soprattutto da parte della generazione Z, fenomeno che si può interpretare sotto diverse luci. In primis è rilevante indicare che si tratta della stessa generazione che lotta per abbattere lo stigma che aleggia intorno alla psicoterapia: il tema di fondo resta il desiderio di capire meglio se stessi. Inoltre, dal momento che il mondo occidentale si allontana dalle religioni tradizionali, viene meno la proibizione cristiana di credere o di praticare l’astrologia, considerata peccaminosa. Al contempo serve qualcosa di nuovo a cui credere nei momenti difficili, un modo alternativo alla fede per sentire di avere un controllo sulla realtà, ed è in questo frangente che l’astrologia può rappresentare una nuova forma di spiritualità per le nuove generazioni, così come sostiene l’astrologa canadese Chani Nicholas. È lei a confermare che questa nuova tendenza nasce come risposta alla società in cui siamo immersi, dicendo che «desideriamo qualcosa di più, qualcosa che la tecnologia non riesce a darci».

Astrologia e rivoluzioni sociali

La generazione Z  ha dimostrato di avere un modo tutto suo di vivere la spiritualità. Allontanandosi dalle forme tradizionali e religiose che sono state trasmesse dai genitori, si è rifugiata in pratiche antiche. Legge dell’attrazione, cristalli, astrologia, stregoneria: usanze arcaiche che dopo secoli stanno tornando a popolare la vita di tutti i giorni, soprattutto tramite i social. Rintanarsi in una spiritualità non tradizionale può essere un modo per esorcizzare la paura del futuro di una generazione nata e cresciuta tra crisi economica, crisi climatica, pandemia e guerre. L’astrologia si conferma essere la principale di queste tradizioni recuperate dal passato; anche se non è mai scomparsa del tutto, oggi sta vivendo un momento di recupero incredibile.

Pratiche come l’astrologia interessano – non solo, ma principalmente – donne e persone queer, mentre in media gli uomini eterosessuali risultano molto più scettici. Questa dinamica si era già creata durante la seconda ondata femminista degli anni ‘60: siamo negli Stati Uniti, negli anni della rivoluzione sessuale. Nel 1963 l’attivista Betty Friedan con“La mistica della femminilità”, mette in risalto la condizione difficile nella quale vivevano le casalinghe del tempo. Le donne che rimanevano in casa mostravano sentimenti misti di agitazione e tristezza, cresciute nell’idea che non avrebbero dovuto avere alcuna ambizione esterna alla loro casa. È in questo contesto di infelicità che le donne iniziano a cercare valvole di sfogo alternative e modi per esplorare la propria emotività: così l’astrologia diventa una pratica di introspezione personale parallelamente all’autoanalisi sul ruolo della donna che cominciava proprio in quegli anni. 

Come spesso accade alle attività “femminili”, era stata bollata come stupida, eccessivamente emotiva e, in sintesi, inutile. In quegli anni le donne venivano criticate per aver creato spazi per esprimere l’emotività della loro esperienza, mentre il rifiuto tradizionalmente maschile per questo aspetto è ciò che dà all’astrologia l’immagine di essere qualcosa adatto solo al femminile. Anche l’astrologia tradizionale pare reiterare gli stereotipi di genere: si parla di pianeti “maschili”, come Marte e Giove, e pianeti “femminili”, Venere e Luna, che esprimono qualità socialmente attribuite a un genere o ad un altro. È proprio grazie alle consapevolezze nate nel movimento femminista che oggi abbiamo una nuova lettura dell’astrologia che usa questi termini senza connazioni di genere; occupandosi invece di tratti energetici che potremmo associare ai concetti di yin e yang.

Dopo gli anni ‘60 l’astrologia si interseca con altre rivendicazioni sociali: è il caso della comunità LGBT, della battaglia antispecista e degli studi post coloniali. Come nel romanzo Guida il tuo carro sulle ossa dei morti del premio Nobel 2018 Olga Tokarczuk, l’astrologia può essere uno strumento per dimostrare «che il mondo è una grande rete, una totalità, e che non esiste una cosa a sé stante». Per la protagonista Janina l’astrologia  è una scienza e una religione, un modo di riscoprire le interconnessioni tra il singolo e l’universo. Lo stesso tema viene trattato nell’articolo “Astrologia e antispecismo. Appunti per un incontro a venire”, scritto dall’astrologa Astri Amari per il n. 46 di Liberazioni. Rivista di critica antispecista. L’autrice sottolinea come il cerchio zodiacale sia composto da animali, ibridi e umani che rappresentano comunque la cooperazione con l’habitat (minerali, pietre, colori e stagioni). Lo zodiaco si configura subito come un invito a riprogettare l’umano, tornare ad una collaborazione con la natura e con gli animali: per questo può essere letto in chiave antispecista. Il corpo in astrologia non è un mai corpo statico e definito, ma un’entità in continuo divenire che sfugge alla logica binaria tipica della società occidentale. Per questo risulta così interessante per la comunità queer, che rifuggendo il binarismo di genere può trovare in questo sapere una conferma della propria esperienza. L’interpretazione pop e borghese dell’astrologia viene quindi decostruita per lasciare spazio a un nuovo modo di interpretare questo sapere che permette all’Umano di liberarsi dalle categorie binarie e ricongiungersi con l’Universo.

Leggiamo infatti nell’articolo sopracitato: «(…) l’astrologia nega la categorizzazione aprioristica del bene e del male e invita tutte le soggettività a intraprendere un percorso di consapevolezza basato sul rispetto del tutto, affinché si sviluppi una sensibilità personale e collettiva in grado di restituire al mondo quello che viene ricevuto».

La possibilità: i rapporti con il mondo

Se la moda per l’astrologia è recente, il nostro interesse per gli astri non lo è. Sin dalle civiltà mesopotamiche, l’uomo ha sempre volto lo sguardo alla vita cosmica  sopra di sé, arrivando a introdurre – con il tempo – calcoli e simboli atti a tradurre e a marcare questo spazio con dei punti di riferimento. Per l’astrologia contemporanea è fondamentale in ciò Lisa Morpurgo: nella pubblicazione dei suoi appunti ci si perde nel flusso degli studi decennali in merito. La conoscenza astrologica, che fino in pieno periodo romano non vede distinzione terminologica con l’astronomia, è di tipo particolare: la sua attività si basa sull’imprescindibile considerazione di una relazione tra le parti. I  legami e gli influssi sono conseguenza di un’esistenza individuale che non può essere isolata dal mondo che la circonda. L’astrologia ricorda sempre che qualsiasi persona è localizzata in uno spazio, inteso come una composizione di elementi tra di loro legati.

Nel corso dei secoli l’astrologia ha vissuto alterne diffusioni, ma due esempi –  a distanza di secoli l’uno dall’altro – permettono di entrare nelle ragioni della sua attività e del suo fascino, che ne hanno garantito la vita millenaria. 

Nel primo caso, il banchiere senese Agostino Chigi, nel 1511, fece affrescare nella sua nuova villa romana, Villa Farnesina, il proprio tema natale. Questo per rendere visibile a chiunque come quel che era diventato, la carriera che si era creato, era già nelle sue stelle: al momento della nascita il cosmo era predisposto alla sua gloria. 

Nel secondo invece, siamo ai nostri giorni: basta prendere in considerazione la settimana dell’Ariete tra il 23 e il 29 marzo di quest’anno di Rob Brezsny, pubblicata come visibile su Internazionale. È sufficiente leggere quelle poche righe riferite alla carta astrale di J. P. Morgan, portata come esempio per l’Ariete del 2023, per vedervi un calco preciso di quanto commissionato da Agostino Chigi oltre cinque secoli prima: un altro “astro nascente” dell’economia, come comprovato dal posizionamento cosmico. 

Il fascino del linguaggio astrologico sta nel nostro riscoprirci uguali nel corso del tempo: abbiamo sempre cercato una risposta ai dubbi del nostro futuro – che sia al tempo di Agostino Chigi o nell’ultima settimana di marzo dell’Ariete. 

Si cerca di promuovere “un’azione”, senza ridurre tutto a una scelta dualistica, ma spingendo la persona a cogliere le possibilità che sono attorno a lui, in attesa di essere individuate e interpretate. È il motivo per cui Marco Pesatori, nella sua intervista per La Repubblica del 19 dicembre 2021, si dichiara per prima cosa scrittore, nel senso di colui che “cura la propria lingua” come strumento principale, e trova nel jazz l’analogo musicale dell’astrologia: «parti da un simbolo e non smetti più di volare».  Questi sono  il senso e la tensione di cui devono essere fornite le parole.

Aprendo l’homepage del sito di Pesatori si trova, non a caso per lui che da giovane ha studiato il dadaismo, la Ruota di Bicicletta di Marcel Duchamp. Il primo ready-made, il primo oggetto preso per se stesso e dichiarato arte, è in piena coerenza con quanto detto. La sua sola esistenza prevede una possibilità: in un momento esatto – tra gli infiniti attimi della vita – avviene l’incontro tra artista e oggetto, che fa scattare un’intuizione. Nel fluire della vita Duchamp individua degli appuntamenti tra la persona e gli elementi del mondo, da cui agire: analogamente, l’astrologia propone ogni giorno alla persona una possibilità, entro un ordine che dalle stelle racchiude gli esseri umani. 

Se Pesatori afferma che «l’astrologia è la scienza del tempo», è semplice capire che fascino possa avere per una generazione che di tempo a disposizione sembra non averne più. Senza certezze, sballottata da una crisi all’altra, gli Zoomers hanno fatto dell’astrologia un porto sicuro: è sugli smartphone grazie alle varie app disponibili ed è un trend sui social, si allontana dalla frenesia moderna e dà l’illusione di avere un responso immediato, un vago ma pseudo-tangibile prospetto di come andranno le giornate. Che la si consulti per gioco o meno, resta un importante fenomeno contemporaneo che consente di capire al meglio chi siamo: una generazione del futuro incerto, che è in cerca di risposte ed è disposta a tutto pur di trovarle, anche rivolgersi alle stelle.

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