N°76
Tematica del nucleo: Territori
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Nel mensile che hai tra le mani abbiamo cercato di raccontare, in occasione del suo 25esimo anniversario, un momento di passaggio fondamentale per la storia dei movimenti italiani, e non solo, che attraverso una mobilitazione globale, il cosiddetto movimento dei movimenti, è poi culminato nel Genoa Social Forum del 2001.
Abbiamo deciso di farlo noi, ascoltando le voci di chi c’era e intrecciandole con chi è venuto dopo, in un tentativo di esplorare l’importanza della memoria collettiva e l’eredità simbolica e pratica di ciò che è successo 25 anni fa. Solo conoscendo il nostro passato possiamo immaginare un futuro.
Buona lettura!
Inizia la lettura del Nucleo C’era una volta il G8 a pagina 35 della rivista.
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Come leggerai abbiamo scelto ー in linea con la prospettiva che Scomodo vuole proporre ー uno sguardo intergenerazionale sulla storia del G8. Che parla di cosa è successo, nomina i luoghi, le date e le persone, ma cala sul presente ー in una relazione continua e bidirezionale ー quello che di Genova è il messaggio, il contesto, il significato politico e sociale, per identificare quanto di vivo e di attuale c’è.
Un intento programmatico, una pratica di memoria che ci permette di comprendere l’oggi attraverso lo ieri che ne ha posto le basi, o che le ha incrinate.
In occasione di ogni ricorrenza dei giorni del Genoa Social Forum, Giulio e il Comitato, aprono le porte ad uno sguardo attivo sui luoghi, sulle persone e le parole che ancora oggi animano quell’eredità storica, che a Genova è sicuramente molto più magmatica che altrove.
In un’ottica che è anche intergenerazionale, poiché il progetto accoglie chi magari nel 2001 non era nemmeno nato e li accompagna in un percorso che, attraverso l’obiettivo di una macchina fotografica, permette di aprire uno squarcio sul passato. Il risultato sono foto, testi, storie, un tentativo di rielaborazione collettiva che passa per quella individuale. Nelle prossime slides incontrerete momenti, volti, voci che vi permetteranno di sentire con mano cos’è stata Genova e cos’è tuttora.
Per approfondire, potete esplorare i portali che ospitano questo progetto dal 2023. Oppure Giulio e il Comitato vi aspettano a Genova questo luglio per una nuova edizione!
Link all’edizione del 2023, GENOVA 2001. UNA FERITA APERTA
Link all’edizione del 2024, GENOVA 2001. GENOVA 2024.
Link all’edizione del 2024, GENOVA NON SI ARCHIVIA
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Nelle foto che seguono, si ripercorrono questi spazi, fantasmi rumorosi di un passato che è così vicino e così lontano. E nei loro vuoti i racconti prendono forma.
Nelle giornate dell’anniversario da sempre si ripercorrono quelle strade e quei luoghi: il quartiere Foce tra via Tolemaide ed il mare, palcoscenico dei terribili scontri tra manifestanti e forze dell’ordine quel venerdì di 22 anni fa; piazza Alimonda, dove Carlo cadde in una pozza di sangue; la scuola Diaz, che fu teatro dei pestaggi di quella che venne in seguito definita la «macelleria messicana», poco distante.
Guergana Radeva
Aggirarsi nei locali della scuola Diaz, restare in silenzio nella palestra dove dormivano decine di giovani ignari di quello che si stava preparando contro di loro. Ripercorrere quelle scale teatro di sanguinosi pestaggi da parte di agenti delle forze dell’ordine mai condannati. Ascoltare le parole di Lorenzo Guadagnucci, allora giovane giornalista del Resto del Carlino, che racconta, con ancora visibile emozione, quella terribile notte in cui fu brutalmente picchiato, lasciato con altri feriti ore a terra in un angolo della palestra e infine ricoverato all’ospedale dove scoprì di essere in stato di arresto. Soffermarsi in Piazza Gaetano Alimonda (almeno per oggi Piazza Carlo Giuliani) dove terminò la giovane vita di un ragazzo che quel giorno avrebbe potuto andare al mare ma che, dopo la bella giornata di mobilitazione del giorno prima a favore dei diritti dei migranti, decise che avrebbe manifestato anche il 20 luglio unendosi alle migliaia di manifestanti che confluivano da ogni parte del mondo per dire ai “grandi della terra” che “un altro mondo è possibile.”
Patrizio Broggi e Laura Trémoulet
Abbiamo attraversato i luoghi dei cortei, delle cariche, della Diaz, ricordando Carlo Giuliani. Con lo sguardo abbiamo interrogato vie e piazze alla ricerca di tracce capaci di comporre i nostri racconti fotografici. Non è facile: sono luoghi sospesi tra tempo e spazio. Sappiamo cosa avvenne, ma spesso resta soltanto qualche scritta su un muro. Eppure ci sono ancora persone che testimoniano, che ricordano la Diaz, le cariche, ma anche la voglia dei movimenti globali di costruire e immaginare un mondo diverso. E c’è ciò che è rimasto dopo Genova.
Mentre cercavamo “un punto esatto”, ci sembrava che tutto si annullasse e che l’unica certezza fosse proprio quel luogo. Le strade, i palazzi, i tetti, tutto parlava di te, Carlo. Quando Luca disse: “Ecco, qui giaceva il suo corpo”, noi non ti vedevamo ma tu eri lì. Lo sei da sempre, lo sei da quel pomeriggio dell’estate 2001, da quel preciso momento che ancora oggi ci spinge a chiederci cosa sia cambiato da allora.
Michele Abbatangelo e Doralice Renzi

Ci rivediamo qui a pagina 44, troverai il simbolo
Nelle pagine che hai letto si succedono, accavallano e scambiano voci diverse, che appartengono a storie personale diluite negli anni. C’è chi nel 2001 aveva già 40 anni, chi 20, chi non era nato. Lo scopo del nostro lavoro è stato quello di creare un canale di comunicazione tra questi sguardi per produrre qualcosa di nuovo: un confronto ed un dialogo che potessero mostrare sotto una nuova luce la realtà attuale ed in evoluzione dei movimenti e della lotta. I ventenni di una volta che si raccontano ai ventenni di oggi, i giovani di adesso che pongono interrogativi a chi c’era 25 anni fa.
Ventidue anni dopo piazza Alimonda ricorda Carlo Giuliani. Ragazzi, coppie con bambini, anziani. Bandiere e fiori, parole, musica, abbracci. C’è chi viene ogni anno e chi era presente per la prima volta. Chi conosce gli eventi nei minimi dettagli e chi si stupisce di fronte al racconto della Storia. Tutti accomunati dalla stessa emozione nel ricordo di Carlo Giuliani e delle vittime superstiti degli eventi di quei tragici giorni di cui si celebra l’anniversario. Un’esperienza intensa, arricchita dalle diverse iniziative organizzate durante queste tre giornate, che ha segnato ognuno di noi, rendendoci testimoni di una questione irrisolta, una verità che nessuna inchiesta ha mai portato alla luce.
Guergana Radeva

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Il potere del ricordo collettivo è chiaro dalla notte dei tempi. Non fosse nata la tradizione orale, non esisterebbe l’essere umano per com’è oggi. E nonostante possediamo ormai infiniti strumenti di trasmissione dell’informazione, la potenza del racconto attorno al fuoco rimane ineguagliabile. Soprattutto là dove la storia istituzionale viene riscritta ed edulcorata e il compito di raccontare la storia della gente rimane nelle mani di pochi, volenterosi. Per fortuna per Genova non sono pochi questi pochi, e le loro voci risuonano da 25 anni, rendendosi strumento di memoria collettiva.
Ogni anno quei momenti di profonda angoscia e dolore riemergono in tutta lo loro potenza. Esattamente come si percepisce tutta l’energia costruttiva scaturita in quei giorni, sia attraverso le parole dei familiari di Carlo che di quelle dei testimoni diretti di quell’esperienza. Genova diventa anche il luogo delle possibilità della storia: queste giornate di luglio sono anche il momento in cui costruire le condizioni per realizzare oggi ciò che purtroppo vent’anni fa non è stato. Per questo è un luogo dove tornare.
Luca Greco
“Quel giorno Carlo si era messo il costume, voleva andare al mare.” Lo sguardo blu di Haidi si perde, scolorisce come il mare d’inverno della piccola foto incorniciata, la prima cosa che vede ogni mattino quando apre l’armadio di fronte al letto: suo figlio bambino, maglioncino bianco e cappellino di lana colorata, sta giocando in riva con il cane e la sorellina. La gioia. L’innocenza. Il futuro. “Dopo…” La voce di Giuliano tentenna, ha come un vuoto d’aria, poi trova forza nel ricordo della solidarietà.
“Dopo sono venuti in tanti, avevamo l’acqua per la pasta sempre sui fornelli… Lo prendete un caffè? Lo preparo subito…” Haidi e Giuliano ci hanno accolto nella loro casa, facendoci sentire speciali. Ma sono loro ad esserlo. Perduto un figlio, hanno accolto nel cuore altri mille. Affetto. Forza. Fratellanza.
Guergana Radeva
Incontrare Giuliano, il papà di Carlo, che, insieme a sua moglie Haidi, da allora, non ha smesso di lottare per sapere cosa davvero fosse successo quel giorno. Il processo è ormai stato archiviato malgrado tutti i dubbi rimasti nella ricostruzione dei fatti.
Il racconto di Elena, sorella di Carlo, che continua con dolore a “riavvolgere il film” di quelle giornate per portare la testimonianza che mantenga viva la memoria.
Patrizio Broggi e Laura Trémoulet
Il nostro racconto è fatto anche di questo: delle persone, di chi c’era e di chi c’è ancora oggi, per ricordare, lottare e difendere un po’ di allegria nelle piazze e nelle città. Per non dimenticar-ti, Carlo.
Nel libro I sonetti di Carlo, a un certo punto Carlo scrive: “Qualcuno ha detto che di vita non si muore”. Genova resta una ferita aperta, e proprio per questo è fondamentale raccontare e ricordare ciò che avvenne e ciò che rimane: le persone, i luoghi, le voci. È doloroso, ma necessario. Ancora più importante è continuare a condividere momenti in cui stare insieme, per portare avanti quelle lotte e non smettere di immaginare un futuro diverso.
Michele Abbatangelo e Doralice Renzi

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