Nei giorni scorsi un ulteriore convoglio è arrivato a Cuba, con decine di attiviste e attivisti e tonnellate di aiuti umanitari. La missione politico-umanitaria è iniziata il 17 marzo, con la partenza da Milano di un volo con più di 100 persone provenienti da tutta Europa che hanno imbarcato medicinali, cibo e beni di prima necessità. Successivamente, dal Messico è partito un convoglio internazionale composto da decine di imbarcazioni.
La Flotilla per Cuba, chiamata anche “Nuestra America Convoy”, è stata annunciata con la campagna Let Cuba Breathe, col supporto di Progressive International, all’indomani del tentativo dell’amministrazione Trump di soffocare definitivamente l’isola. Il 29 gennaio il Presidente degli Stati Uniti ha firmato un ordine esecutivo che impone dazi doganali a qualsiasi Stato fornisca petrolio all’isola caraibica, aggravando una situazione già resa difficile da più di sessant’anni di embargo e provocando una drammatica crisi energetica. Il principale esportatore di petrolio per l’isola fino all’inizio del 2026 era il Venezuela. Questo decreto ha fatto sprofondare Cuba nella peggiore crisi energetica di sempre, piegando ospedali, trasporti, privando milioni di persone dell’elettricità e rendendo ancora più difficile reperire medicinali e beni di prima necessità.
«La missione ha un duplice scopo. Da una parte portare medicinali ed aiuti umanitari. A questo diamo molta importanza, abbiamo prenotato un ulteriore container che arriverà con altri aiuti, perché la solidarietà è stata tanta e avevamo già tutti i bagagli pieni», ci spiega Giorgia Vernetti dell’Agenzia per l’Interscambio Culturale ed Economico con Cuba (AICEC), partita il 17 marzo per Cuba. «Allo stesso tempo, vogliamo lanciare un messaggio politico e simbolico a chi non sa cosa sta accadendo, perché quello a Cuba è un assedio a tutti gli effetti, c’è un popolo che viene ridotto allo stremo, ma tutto ciò non è raccontato bene dai media occidentali. I Paesi occidentali dovrebbero prendere parola, c’è sempre stato silenzio a riguardo, così speriamo che il problema di Cuba diventi più visibile».
La risposta della società civile è stata massiccia. «C’è stata tantissima solidarietà in Italia, sono nati e si sono moltiplicati punti di raccolta, furgoni che si muovevano per tutto il Paese. Una cosa che mi ha colpito è la partecipazione giovanile, nonostante per questa generazione sia poco conosciuta la storia cubana, perché non se ne parla. I social hanno contribuito a diffondere la voce ed allargare la mobilitazione giovanile», conclude Giorgia Vernetti.
Dall’Italia sono partiti componenti di Avs, Potere al Popolo, USB, Cobas e Fiom Cgil, ma anche cittadini comuni, più di 50 realtà tra associazioni, cooperative, movimenti e collettivi, oltre 19 delegazioni di varie nazionalità, eurodeputati e delegazioni politiche.
Una crisi umanitaria sotto silenzio
«Questa missione impatta sulla salute pubblica, sulla salute dei bambini, tra cui ad esempio malati oncologici. Queste sanzioni toccano anche il sistema medico e della ricerca», racconta a Scomodo Fabrizio Chiodo, ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) che da anni collabora anche con l’Istituto Finlay dell’Avana.
«L’aggravarsi della situazione si è avuto con l’alternarsi delle amministrazioni Trump – Biden – Trump e poi dalla pandemia, è uno strangolamento di lungo corso che ora prova a giungere alla fine. Collaborare con medici cubani significa collaborare con un Paese nella lista del terrorismo internazionale, quindi questo penalizza enormemente singoli ed industrie. Se continua così le organizzazioni democratiche dovrebbero prendere parola, come ONU ed altri».
Le conseguenze sul campo sono devastanti. «A Cuba c’è medicina di laboratorio che ha bisogno di energia, elettricità, di un certo tipo di reagenti. Sono saltati migliaia di interventi chirurgici ospedalieri. È una crisi umanitaria. Come dicono i cubani, questa è una situazione di guerra e bisogna trovare rimedi per sopravvivere, è molto difficile. Il blocco tocca tutte le sfere: economia, finanza, ricerca. È un atto di terrorismo, è una violazione dei diritti umani, una violazione subdola», conclude Chiodo.
L’abbiamo visto con la Sumud Global Flotilla per Gaza, lo vediamo ora con Cuba, ma non solo. Ancora una volta, di fronte alle politiche imperialistiche che colpiscono milioni di persone, la mobilitazione della società civile indica un’altra strada, spingendosi coraggiosamente dove i Governi nazionali spesso non arrivano.
