Due proposte di legge sull’eutanasia, con due destini diversi

In Francia potrebbe essere finalmente approvata una legge sull’eutanasia. In Italia, la proposta del Governo rischia di cancellare anni di battaglie politiche. Ne abbiamo parlato con Marco Cappato e Philippe Lohéac.

A inizio aprile il Senato francese discuterà in aula una proposta di legge sul cosiddetto “fine vita”. Se approvata, renderà possibile l’accesso al suicidio assistito e all’eutanasia per chi lo desidera e si trova in determinate condizioni. È la seconda volta che il Senato si esprime sul tema nel giro di qualche mese. Il 28 gennaio scorso aveva già rifiutato una versione precedente della stessa legge, che quindi è tornata all’Assemblea Nazionale – l’equivalente della Camera dei Deputati italiana –, dove è stata modificata, discussa e approvata di nuovo.

È una legge importante per il Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron. Già nel marzo del 2022, durante la sua campagna per essere rieletto capo dello Stato per la seconda volta, Macron aveva espresso l’intenzione di voler far approvare una legge entro la fine del suo secondo mandato. 

Secondo la versione attuale del testo, possono accedere agli aiuti a morire solo le persone gravemente affette da malattie incurabili e in condizioni di sofferenza. La legge prevede sia la possibilità del suicidio assistito – il caso in cui una persona si autosomministra una sostanza letale – sia l’eutanasia, cioè il caso in cui la sostanza viene somministrata dal personale medico. Quest’ultima opzione vale solo per i pazienti che non sono in grado di assumere autonomamente il farmaco letale.

Secondo alcuni osservatori, però, si tratta di un testo incompleto. «Nella proposta di legge non sono prese minimamente in considerazione le direttive anticipate. Non vengono mai neanche nominate», spiega a Scomodo Philippe Lohéac, delegato generale dell’Association pour le droit de mourir dans la dignité (ADMD), che da anni si impegna per consentire l’accesso a un diritto a morire con dignità. 

Lohéac si riferisce al cosiddetto “testamento biologico”, cioè la possibilità per una persona di esprimere anticipatamente alcune scelte mediche nell’evenienza in cui dovesse perdere la capacità ad autodeterminarsi, ad esempio a causa di un incidente. In questo modo, si può dare o meno il consenso a sottoporsi a determinate terapie, come l’idratazione artificiale. 

«L’assenza di riferimenti alle direttive anticipate è chiaramente un problema. Un caso come quello di Vincent Lambert, che in Francia è stato per anni al centro del dibattito pubblico, con la legge in discussione rimarrebbe comunque senza soluzioni», prosegue Lohéac. Vincent Lambert è un uomo che nel 2008, a 32 anni, è finito in uno stato vegetativo cronico a causa di un incidente stradale. È rimasto in questa condizione per undici anni. Nel 2019, al termine di una serie di lunghe battaglie legali, gli sono state sospese le cure mediche ed è morto pochi giorni dopo.


Secondo diversi commentatori, è molto improbabile che il Senato approvi il nuovo testo di legge. Se la proposta sarà rifiutata, il governo potrà convocare una commissione bicamerale per cercare un compromesso tra le due camere del Parlamento. In caso di mancato accordo, il governo potrà attribuire l’ultima decisione all’Assemblea nazionale (che ha già approvato il testo due volte). Si tratterebbe però di un processo lungo, che rischia di arrivare a ridosso della scadenza del mandato di Macron, a maggio 2027.

In Italia, il rischio di tornare indietro

Anche il Senato italiano sta lavorando ad una legge sul fine vita. Attualmente, in Italia il suicidio assistito è permesso grazie ad una sentenza del 2019 della Corte Costituzionale. Alcune Regioni hanno anche approvato leggi regionali per regolamentare il suicidio assistito, nonostante i tentativi di ostruzione da parte del Governo Meloni.

Il testo di legge al momento al Senato è stato scritto dalle Commissioni riunite Giustizia e Affari sociali, cioè dei gruppi ristretti di senatori che, tra le altre cose, hanno anche il compito di unire le diverse proposte di legge che ci sono state su un tema. È un testo molto più restrittivo di quello francese. «Se venisse approvato, cancellerebbe i diritti conquistati con la sentenza del 2019», spiega a Scomodo Marco Cappato, tesoriere dell’associazione Luca Coscioni, che da anni si occupa del tema del fine vita. L’associazione ha anche scritto il testo di base delle proposte di legge regionali recentemente approvate in Toscana e in Sardegna.

«Nel testo si affida il compito di approvare le richieste di suicidio assistito a un “Comitato nazionale di valutazione”, nominato dal Governo, invece che alle ASL che sono un servizio di prossimità», prosegue Cappato. Nella proposta di legge, inoltre, viene vietato l’utilizzo del «personale in servizio, le strumentazioni e i farmaci di cui dispone a qualsiasi titolo il Servizio sanitario nazionale». In altre parole, sarebbero le persone a dover pagare delle prestazioni private per accedere al suicidio assistito.

«La cosa più grave però è la scelta delle parole. La sentenza del 2019 indica come uno dei criteri per l’ammissibilità che la persona sia tenuta in vita da “trattamenti di sostegno vitale”», dice Cappato. «Questo, ha precisato sempre la Corte in alcune sentenze successive, include anche i trattamenti forniti da familiari o caregiver. La legge invece usa la formula “trattamenti sostitutivi di funzioni vitali”, che restringe di molto il campo di applicazione. Per di più, parliamo solo di suicidio assistito. L’eutanasia rimarrebbe vietata». Al momento, la legge è ferma alle discussioni tra le varie Commissioni del Senato. Non è chiaro quando verrà discussa e votata dall’intero parlamento.

Sia in Italia che in Francia, i sondaggi nazionali segnalano da anni che la stragrande maggioranza della popolazione è favorevole ad un allargamento del diritto al suicidio assistito e dell’eutanasia. «Come fanno i partiti che si oppongono ad andare contro i loro stessi elettori? Così non funziona la democrazia», conclude Cappato.

di sava (Francesco Paolo Savatteri)

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