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Dispersione, abbandono scolastico e fenomeno NEET: un’analisi del presente e una prospettiva futura

«NEET-AND-GREET. Giovani al centro per non (dis)perdersi», un percorso per immaginare e co-progettare una scuola aperta, comunitaria, orientativa e partecipata

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Al termine di un altro anno scolastico caratterizzato dalle incertezze della pandemia e dalle difficoltà di studenti e studentesse nel districarsi tra didattica a distanza, lezioni in presenza e continue quarantene, Scomodo ha realizzato in collaborazione con ActionAid un progetto sui temi quanto mai attuali della dispersione, dell’abbandono scolastico, del fenomeno NEET e dell’attivismo giovanile. Il percorso “NEET-AND-GREET. Giovani al centro per non (dis)perdersi”, che ha avuto luogo nel corso del mese di giugno, si è articolato in una serie di tavoli di co-progettazione a cui hanno partecipato ragazzə under25 insieme al supporto di espertə del settore, per la realizzazione di quattro talk sulle tematiche in questione, trasmessi poi in diretta sui canali social. Non si è trattato solo di una semplice riflessione analitica, bensì l’obiettivo è stato quello di immaginare insieme strumenti nuovi e differenti per comprendere e combattere alla radice le cause prime dei fenomeni citati. Si è quindi data vita a uno spazio condiviso, in cui orizzontalità e partecipazione sono stati gli elementi fondanti, dove ragazzi e ragazze hanno potuto raccontare le proprie esperienze, confrontarsi sulle criticità esistenti e abbozzare possibili soluzioni. Tutto questo è avvenuto anche grazie all’apporto di voci esperte, co-progettando insieme e generando così un vero e proprio dialogo intergenerazionale che ha certamente permesso la messa in campo di punti di vista, conoscenze ed esperienze diversificate, il cui frutto è stato un generale arricchimento del percorso, andando oltre la sterile retorica del “noi e voi” che spesso si affaccia nelle occasioni di confronto tra giovani e adulti. 

 

Scuola come comunità e luogo di crescita personale

Nell’arduo tentativo di tracciare un ritratto complessivo dell’attuale scuola italiana, ci si potrebbe chiedere anzitutto se il nostro “sistema scuola” sia aperto o chiuso, se mediante gli strumenti utilizzati raggiunga gli obiettivi a cui dovrebbe ambire, contribuendo al processo di formazione degli individui. Scandagliando quindi la struttura “scuola”, emerge chiaramente che questa si autodefinisce nella pratica come un sistema chiuso, non facilmente adattabile alle condizioni di fronte cui si trova. Prima di tutto emblematica è la presenza dei programmi scolastici la cui esistenza, seppur formalmente superata con le Indicazioni Nazionali, pervade ancora l’intero sistema scolastico; per sua stessa natura il programma è predefinito e non prende in considerazione la presenza di studentə sempre diversə, contesti variabili, priorità che cambiano nel corso del tempo. A questo si affianca in maniera altrettanto problematica il sistema valutativo attuale, anch’esso “chiuso” perché basato su una scala numerica preimpostata che riduce l’esperienza scolastica all’interno di questa ridotta gamma senza soluzione di continuità. Tra i limiti di questo strumento – pur affiancato dai cosiddetti Piani Triennali dell’Offerta Formativa (PTOF) in cui si ragiona per esigenze, competenze e progetti – si trova il suo approccio semplicistico al concetto di valutazione e l’insito apporto competitivo e nozionistico a cui conduce: tutto ciò che è ridotto a numero è ugualmente comparabile e posto sullo stesso piano. C’è poi dell’altro che inevitabilmente contribuisce al delinearsi di un sistema depersonalizzante: da un lato, predomina una modalità di spiegazione e apprendimento frontale, la cui restituzione spesso non consiste nell’elaborazione di un pensiero personale dellə studentə; dall’altro, all’interno della rete di relazioni tra docenti e studentə è possibile notare che esiste una certa distanza, dovuta ai rapporti numerici che non favoriscono spazi dedicati alle singole soggettività e alla precarietà generale cui è sottoposta la docenza italiana, da cui conseguentemente non possono che scaturire legami frammentati e discontinui. Infine, un ulteriore aspetto critico – con le dovute eccezioni a seconda dellə singolə docente – consiste nella scarsa attenzione e cura che si rivolge al benessere psichico e mentale di ragazzi e ragazze che si possono trovare ad affrontare momenti di difficoltà senza intercettare, dall’altra parte, un know-how relativo al supporto o all’intervento che sarebbero necessari in questi casi; un’assenza, quindi, di una dimensione di reale cura della persona. Dunque alla luce di un sistema scolastico così caratterizzato, il primo interrogativo a cui si è cercato di rispondere è proprio come rendere la scuola aperta e attenta alle esigenze di studentə e docenti, fedele ai suoi obiettivi, capace di creare legami tra sé e la realtà circostante.

 

Programmaticamente e per contrasto rispetto a quanto emerso finora, è evidente la chiara necessità di una co-progettazione del percorso scolastico, affinché diventi partecipato e condiviso da tuttə coloro che abitano la scuola. Si potrebbero quindi immaginare programmi flessibili, in cui vi sia uno spazio per le proposte di studenti e studentesse, relative all’attualità o a particolari tematiche e riflessioni, con modalità di confronto tutto fuorché frontali; dunque non una “scuola a imbuto”, ma una “comunità scuola”, la cui forma si riappropria dello spazio del dialogo. Immaginando oltre si arriva ad un diverso sistema valutativo, dove esistono criteri personalizzati sui percorsi di ciascunə ragazzə per far sì che tuttə possano impegnarsi per un obiettivo realistico e concreto che parte dal sé e pone il traguardo di conseguenza; ancora, un’estensione totale e nazionale di sportelli psicologici attivi e gratuiti in ogni scuola, una formazione psicologica e pedagogica del corpo docenti che sia continua e adeguata alle esigenze dellə studentə e dello specifico contesto sociale e territoriale in cui si inserisce la scuola, affinché non rimanga pura conoscenza teorica ma sia possibile porla realmente a servizio; allo stesso tempo, fondamentale è la creazione di spazi di dialogo, ascolto e cura tra docenti e studentə come parte integrante di un sistema scolastico aperto, specialmente nella modalità uno a uno, oltre che a partire dalla collettività della classe, insieme alla garanzia di ruoli stabili per lə docenti, importanti per un tessuto relazionale continuativo. Infine, è necessario che la scuola sia aperta a livello temporale, rendendo disponibili i suoi spazi lungo l’arco di tutta la giornata, e a livello spaziale, diffondendosi territorialmente e connettendosi ad altri soggetti, enti e associazioni esterne che diano un loro apporto al sistema “scuola”, fino a formare una rete di legami quanto mai concreta, calata sulla realtà circostante. Uno strumento particolarmente importante da questo punto di vista è il Patto Educativo Territoriale, mediante il quale si amplia la comunità educante e si dichiara un forte impegno contro la povertà scolastica e l’abbandono, arricchendo il più possibile l’offerta formativa ed educativa. Senza dubbio per far sì che tutto questo avvenga è necessario che lo Stato a sua volta si prenda cura della scuola, investendo e promuovendo processi di cambiamento e di sviluppo; un compito che viene tuttavia mal assolto se si guarda alla spesa italiana nel settore educativo rispetto alla spesa pubblica totale: nel 2020, l’investimento è stato pari a solo 8,2%, contro il 12%-13% di Paesi come la Danimarca e la Finlandia.

 

Scuola come luogo di orientamento alle scelte future per contrastare dispersione e abbandono scolastico 

Tra quelli che che vengono annoverati come i maggiori “fallimenti” della scuola italiana vi sono sicuramente i fenomeni di dispersione e abbandono scolastico, monitorati mediante vari indicatori, uno tra i quali, molto efficace, è appunto relativo agli Early School Leavers (ESL). Con il termine “dispersione” si include un ampio spettro di casi, tra cui quelli dove tale condizione sia implicita, per cui il titolo di studi conseguito non corrisponde al raggiungimento delle competenze adeguate, fino all’evasione dall’obbligo di frequenza e ai ritardi nel percorso; con il termine “abbandono” invece si indica una dispersione esplicita, a causa della quale ragazzi e ragazze escono dal sistema scolastico precocemente, avendo conseguito la sola licenza media. La situazione italiana relativa a questi fenomeni, che sono diversamente distribuiti e originati da molteplici cause, se comparata al prospetto europeo non appare rassicurante: il nostro Paese, che pur ha ridotto l’impatto del fenomeno negli ultimi dieci anni, è il quarto per abbandono scolastico, con un tasso del 13,5% nel 2019 e 13,1% nel 2020, nonostante l’obiettivo dell’UE fosse di ridurre il fenomeno al 10% entro il raggiungimento del primo ventennio degli anni Duemila; inoltre, la distribuzione sul territorio dei processi di abbandono è tutt’altro che omogenea, andando a colpire prevalentemente il Sud della penisola e raggiungendo nel 2020 un tasso medio del 16,5%, con le dovute differenze tra regione e regione – rispetto all’11% del Nord e del Centro Italia. 

Tra le cause, anzitutto vi sono quelle che derivano dalle difficoltà incontrate dallə ragazzə nelle fasi di apprendimento e studio che, se non adeguatamente considerate, possono causare un allontanamento dall’ambiente scolastico; allo stesso modo incidono quindi, laddove questo si verifica, la mancanza di uno sguardo di cura e attenzione, insieme a uno scarso o insufficiente orientamento scolastico, la cui carenza causa a catena una lunga serie di complicazioni. Tuttavia, si affacciano anche motivazioni esterne e indipendenti dallə studentə: attraverso i dati ISTAT e i risultati delle prove INVALSI, è possibile individuare una stretta correlazione tra abbandono scolastico e aree in cui si registrano i risultati scolastici più bassi, con studentə dalle competenze alfabetiche al di sotto degli standard nazionali. Non solo, ad impattare sulla scelta dell’abbandono vi è ovviamente la condizione socio-economica della famiglia di riferimento, le cui difficoltà possono portare – dal punto di vista economico – all’impossibilità di offrire ai propri figli e alle proprie figlie le opportunità educative necessarie, mentre dal punto di vista più strettamente psicologico e sociale a incidere sull’abbandono è la presenza di situazioni particolarmente fragili a livello personale e all’interno dell’ambiente familiare. Le conseguenze di questo complesso fenomeno riguardano certamente il singolo e al tempo stesso la collettività, poiché disoccupazione, esclusione sociale e povertà minano il percorso dell’individuo quanto quello della comunità; inutile poi sottolineare come il fenomeno NEET sia strettamente interconnesso con le dinamiche dell’abbandono scolastico e le sue conseguenze. La pandemia ha certamente enfatizzato e accelerato i processi relativi alla dispersione e all’abbandono scolastico, sia in modo diretto, a causa delle maggiori difficoltà derivanti dalla didattica a distanza, dalla mancanza di relazioni, dal possibile malessere emotivo e psicologico dellə studentə, sia in modo indiretto, aggravando le forcelle di disuguaglianza già presenti nel nostro paese, a livello economico e sociale.

 

Parte degli strumenti adottabili per un contrasto determinato alla condizione di Early Leavers sono già emersi nel ritratto costruttivo di una scuola come luogo aperto, attivo, in cui intessere relazioni e legami, con i propri pari, lə professorə e l’ambiente. Certamente la prospettiva della cura è fondamentale e deve instaurarsi non solo tra docenti e studentə, ma anche tra lə ragazzə stessə, immaginando strumenti come il tutoring tra pari, mediante cui al momento dell’ingresso al primo anno ciascunə possa essere affiancatə da unə studentə più grande che possa divenire punto di riferimento interno; inoltre, relazione e dialogo non possono mancare tra docenti e famiglie, al fine di creare una rete di sostegno per studenti e studentesse, coinvolgendo tutta la comunità educante. Altro strumento fondamentale è l’orientamento scolastico, quell’insieme di attività e modalità di dialogo che si instaurano con lə studentə per supportarlə nel percorso di scelta relativo a quale percorso scolastico intraprendere, partendo dalle propensioni e dalle volontà del singolo. Seppure la possibilità di un orientamento si presenti come uno strumento dalle ingenti potenzialità, nella sua attuazione pratica da parte di docenti o più raramente collaboratorə esternə si scontra molto spesso con i suoi numerosi limiti. I principali scogli riguardano la parzialità o scarsità di informazioni che vengono fornite allə studentə riguardo la reale offerta formativa esistente, che è vastissima e diversificata; inoltre, spesso in modo paradossale, proprio il percorso di orientamento, che dovrebbe incoraggiare una presa di coscienza reale, si riduce e si appiattisce su visioni e prospettive stereotipate, associando a queste una valutazione orientativa basata principalmente sul rendimento scolastico e sulle attitudini che lə docenti scorgono nellə studentə: il liceo consigliato a coloro che hanno una buona media, il percorso professionale invece per chi ha un basso rendimento. Se a ciò si aggiunge la quasi totale assenza di esperienza pratica e sul campo, soprattutto nel passaggio tra istruzione di secondo grado e mondo universitario o lavorativo, il quadro delineato appare largamente distante da un vero e proprio orientamento. Per ovviare a questa serie di problematiche si possono pensare strumenti e occasioni concrete attraverso cui rendere il percorso di scelta ricco di stimoli ed esperienze che possano supportare ragazzi e ragazze a conoscersi più a fondo e quindi a decidere. Sicuramente una presentazione della reale offerta educativa e formativa è necessaria, non solo tramite descrizioni teoriche e open-day, ma attraverso situazioni concrete di contatto diretto con studentə e docenti delle future scuole, insieme a una sperimentazione relativa alle materie teoriche e pratiche che si affronteranno e così via; oltre a ciò, è certamente importante cercare di immaginare e cogliere le tendenze del futuro per proiettarsi in una realtà non anacronistica ed infine è fondamentale attenzionare l’aspetto psicologico poiché una scelta per il futuro indubbiamente ha le sue radici nelle potenzialità del singolo, nei suoi desideri e nelle sue aspirazioni che è possibile conoscere anche grazie all’aiuto di figure esterne e specializzate, mediante strumenti diversi rispetto ai semplici voti. Il consiglio orientativo, così interpretato, si rivela quindi uno strumento importantissimo per ridurre dispersione e abbandono scolastico, accompagnando nella scelta di un percorso che, se più aderente possibile al singolo, possa risultare stimolante e davvero formativo per ciascunə, da non abbandonare. 

 

Orientarsi dopo la scuola: il fenomeno NEET e come contrastarlo

Se fino ad ora si è trattata la tematica della scuola da un punto di vista interno, è allo stesso modo importante interrogarsi anche su cosa accade a ragazzi e ragazze al momento dell’uscita dal sistema scolastico, cercando di comprendere se e come quest’ultimo prepari lə studentə ad affrontare ciò che viene dopo. A tal proposito, la conseguenza certamente più indicativa di un altro grave deficit della scuola italiana è la condizione in cui vengono a trovarsi molti giovani tra i 15 e i 24 anni, definiti NEET (Neither in Employment nor in Education or Training), che non studiano, non lavorano o solo saltuariamente e in modo precario, né seguono un percorso di formazione. Secondo l’ISTAT, in Italia la percentuale di ragazzə NEET nel 2019 consisteva nel 18% rispetto alla popolazione di età 15-24 totale, mentre nel 2020, in pieno contesto pandemico, sarebbe salita al 19%, raggiungendo l’apice del 20,7% nel secondo trimestre dell’anno, come affermano gli ultimi dati pubblicati dall’Unione Europea nel Rapporto trimestrale per l’occupazione; questi numeri garantiscono tristemente al nostro paese il primato europeo in questo senso. Ovviamente tale fenomeno non riguarda soltanto le mancanze dell’ambiente scolastico, ma deriva anche ed estesamente da problemi strutturali legati al mondo del lavoro e alle scarse opportunità offerte dai territori locali allə giovani. Anche in questo caso, la distribuzione dei NEET sul territorio è tutt’altro che omogenea: se al Nord la presenza è piuttosto contenuta, con regioni che attestano l’11% rispetto alla loro popolazione totale, al Sud si raggiungono picchi elevati, con la Sicilia al 30%, la Calabria al 28,4% e la Campania al 27,3%; nelle grandi città, persino tra un quartiere e l’altro si possono registrare disparità di condizioni nella popolazione dei 15enni-24enni. 

 

 

 

Sebbene il fenomeno NEET e quelli di dispersione e abbandono siano strettamente connessi, il processo che porta un giovane a trovarsi in una situazione di non-studio e non-lavoro può includere molte variabili, tra cui le condizioni sfavorevoli, precarie e talvolta non dignitose che il mercato dell’occupazione esterno impone allə giovani che vi si approcciano, insieme alla mancanza di un ponte tra la scuola, intesa come istruzione secondaria e universitaria, e il lavoro. È inoltre evidente la disparità di genere presente in questo ambito: nel 2019, a fronte dell’intera popolazione NEET italiana (15enni-29enni), il 24,3% erano donne, il 20,2% uomini. Nel tentativo di immaginare strumenti efficaci e alternativi per contrastare tale fenomeno, è comunque fondamentale cercare di andare oltre discorsi diffusi e stereotipanti il cui fulcro è la figura dellə giovane tipo come svogliato e “nullafacente”; questo tipo di retorica non solo rimarca un divario generazionale che impedisce una visione e un apporto comune alle problematiche della società, ma distorce le cause prime e le reali situazioni in cui vengono a trovarsi moltissimə ragazzə. 

 

I campi d’azione per combattere la condizione di NEET sono molteplici e diversificati, ma come per molti dei processi relativi alla popolazione più giovane è possibile partire dal contesto scolastico, immaginando innovazioni e integrazioni rispetto a quanto già esiste. Ad esempio, il cosiddetto PCTO (Percorso per le Competenze Trasversali e l’Orientamento) potrebbe rivelarsi uno strumento importante per sostenere lə giovani in un percorso di consapevolezza e orientamento, se ristrutturato a livello delle fondamenta. Infatti, molte delle sue attuali caratteristiche si mostrano inadatte allo scopo orientativo: il PCTO offre possibilità di approccio al mondo del lavoro limitate sia nella gamma di scelta che nelle modalità, le quali spesso sono caratterizzate dalle medesime frontalità e passività che si incontrano nell’ambiente scolastico; inoltre, proprio a causa di questi elementi il PCTO nella grande maggioranza dei casi non raggiunge il suo primario obiettivo, ovvero il “conseguimento di competenze trasversali e per lo sviluppo della capacità di orientarsi nella vita personale e nella realtà sociale e culturale”, né crea un contatto costruttivo con il mondo lavorativo reale, ma anzi si presenta più come una pretesa di “invasione” dell’ambiente scolastico mediante i meccanismi del mercato, senza apportare realmente i benefici promessi. Per ripensarlo è necessario ripartire proprio dalla centralità delllə studentə, garantendolə opportunità conformi ai suoi interessi e alle sue esigenze, per un percorso qualitativo più che quantitativo e in un’ottica di arricchimento personale, non di semplice accumulo di ore dedicate. Inoltre si potrebbero integrare nel PCTO numerose attività volte all’orientamento che al momento sono lasciate ai margini della vita scolastica e percepite come facoltative e occasionali, mentre accolte in questo percorso potrebbero acquisire una nuova rilevanza; per fare un esempio, la presentazione dell’offerta formativa completa come già si accennava, le attività laboratoriali volte alla conoscenza di sé e delle proprie potenzialità risultano fondanti per uno strumento che si dichiara basato anche sulle istanze orientative. 

 

Come già prima si è detto, il fenomeno NEET non ha tuttavia le sue radici solo nelle mancanze scolastiche, bensì in una serie di difficoltà che ciascunə ragazzə incontra quando si approccia al momento cruciale dell’inserimento nel mondo del lavoro. Per superare tali ostacoli, spesso di natura anche molto pragmatica, è possibile immaginare una serie di strumenti appositamente dedicati, a partire da corsi di formazione interni ed esterni al mondo scolastico relativi alla compilazione del curriculum vitae e alla preparazione di colloqui, attività volte alla valorizzazione e conoscenza delle proprie competenze e potenzialità oggi e per il futuro, l’implementazione delle possibilità di vivere esperienze di lavoro all’estero estremamente formative, come quelle incoraggiate dalla Rete Eures. Parallelamente a tutto questo già esistono alcuni strumenti attraverso cui la popolazione giovane può essere supportata nei processi di inserimento lavorativo ed è dunque importante informare riguardo la possibilità di accedervi: si fa riferimento ai servizi pubblici per l’impiego, ai progetti volti al sostegno – economico e non solo – dell’autoimprenditorialità giovanile e ad alcuni strumenti quali Garanzia Giovani, insieme agli incentivi all’occupazione; questo insieme di elementi, che tiene in considerazione le difficoltà diffuse tra la popolazione giovane e in particolare anche la condizione dellə giovani con disabilità, va ad inserirsi nel quadro di una serie di politiche attive per il lavoro la cui presenza potrebbe, se costante e ben applicata, divenire risolutiva.

 

Scuola come partecipazione e luogo di formazione di cittadinə attivə

Se la formazione scolastica e personale di ciascunə studentə e il suo inserimento futuro nel mondo del lavoro sono parte dei principali compiti che la scuola italiana dovrebbe assolvere, sulla stessa linea certamente si aggiunge l’azione che dovrebbe essere portata avanti per supportare studenti e studentesse nel percorso che li conduce a divenire cittadini e cittadine consapevoli. La scuola ha il compito di formare ad informarsi in maniera autonoma, attenta e critica. Educare alla cittadinanza, incoraggiare alla partecipazione attiva alla vita politica, sociale e culturale nella quale lə ragazzə si trovano calatə, garantire le opportunità di dialogo e crescita necessarie a sviluppare gli strumenti utili e adeguati per informarsi, esprimere un’opinione e prendere una posizione sono tappe fondanti dei processi attraverso cui la società si costruisce e rinnova se stessa, di generazione in generazione. Tuttavia, il sistema scolastico attuale presenta anche in questo ambito alcune problematiche interne che non incentivano quanto dovrebbero, né spesso educano nella direzione che si è esposta. Anzitutto si nota la quasi totale assenza – ad eccezion fatta per rari casi – di rimandi all’attualità, di momenti predisposti al dibattito e al dialogo su questioni contemporanee e non, ma che comunque rimandino ad aspetti del reale che non possono essere inclusi nei semplici programmi scolastici; da sottolineare è poi, sempre in linea con il concetto di “scuola chiusa”, la mancanza di progetti concreti intra ed extra curricolari pensati insieme ad enti e realtà esterne che potrebbero apportare un grande miglioramento ai percorsi per la cittadinanza attiva. La situazione appena descritta viene poi aggravata dalle percezioni della popolazione giovane, la quale spesso vive una condizione di apatia e disillusione riguardo alla possibilità di generare un concreto cambiamento sulla realtà circostante attraverso la partecipazione e l’impegno. 

 

A rendersi quindi necessario per una scuola che diventi luogo di formazione dellə cittadinə è la creazione e messa a disposizione di spazi appositamente dedicati, anche e soprattutto in collaborazione con realtà esterne, che stimolino lə studentə nella riflessione, espressione e infine attivismo fondato su valori condivisi, un certo grado di informazione e quindi di consapevolezza, desiderio di partecipare in prima linea ai fenomeni e ai processi in atto nel proprio contesto; tutto questo è animato da un lato da curiosità, interesse, speranza e senso di appartenenza, dall’altro dalla soddisfazione derivante da esperienze collettive e significative di questo tipo. Tra gli strumenti più concreti da re-immaginare si affaccia, secondo i ragazzi e le ragazze, ancora una volta il PCTO, una cui parte potrebbe essere predisposta per percorsi di cittadinanza e attivismo che coinvolgano lə studentə; allo stesso modo, anche l’insieme di ore appositamente predisposte per l’educazione civica risulta essere un’opportunità importante da valorizzare in tale senso. Nel complesso, tutte le esperienze alternative a quelle prettamente scolastiche infatti, in particolare se si parla di partecipazione attiva alla cittadinanza, contribuiscono a incrementare l’aggregazione dal basso, garantiscono un beneficio per chi se ne fa protagonista, incoraggiano i processi creativi, comprendono da un lato l’aspetto educativo e conoscitivo, dall’altro anche esperienze altre rispetto alla propria quotidianità

 

Conclusioni

Alla luce di quanto emerso finora, pur individuando nella scuola italiana un sistema complesso e poliedrico, è possibile evidenziare quattro macro-aree fondamentali che divengono di massima rilevanza nel processo immaginativo e di co-progettazione per un futuro diverso dell’istituzione scolastica. 

 

1. Relazione

Lə studentə sono persone e in quanto tali devono essere consideratə per le loro caratteristiche identitarie, valorizzando la storia di ciascunə; devono essere supportatə a livello psicologico e divenire membri di una relazione di dialogo e di fiducia con il corpo docenti e tuttə coloro che fanno parte del sistema scolastico; è fondamentale che vivano in un ambiente adatto al loro percorso di crescita.

2. Formazione

Lə studentə sono persone e in quanto tali devono acquisire e imparare a esercitare il proprio spirito critico e la propria capacità di giudizio, a confrontarsi e dialogare con lə altrə, a costruire legami stabili e significativi con lə propriə pari e il corpo docenti, sempre partecipando attivamente al proprio percorso formativo.

3. Orientamento

Lə studentə sono lə lavoratorə del presente e del futuro e in quanto tali devono essere sostenutə attraverso tutti i mezzi possibili e disponibili nel processo di scelta che attraversano nel corso della propria formazione; inoltre, devono essere fornitə degli strumenti adeguati al proprio inserimento nel mondo del lavoro. 

4. Partecipazione

Lə studentə sono lə cittadinə del presente e del futuro e in quanto tali devono essere incoraggiatə a una partecipazione alla cittadinanza e a forme di attivismo diversificate e calate sul reale, con l’intento ultimo di sensibilizzare, informare e generare cambiamento su specifiche tematiche e questioni. 

 

Non resta dunque che accogliere il corale e sentito appello di chi crede fermamente in questo nuovo modello di scuola e vuole spendersi per realizzarlo, affinché possa abbracciare le istanze fin qui esposte e molte altre ancora.

Nell’articolo è utilizzata la shwa nel rispetto delle linee redazionali del progetto Neet-and-Greet realizzato in collaborazione con @actionaiditalia
Grafici a cura di Francesco Paolo Savatteri

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