La nuova startup finanziata da Peter Thiel, il miliardario fondatore di Palantir, è l’esempio perfetto di tutto ciò che è problematico nella silicon valley.
Objection.AI fa una promessa in teoria nobile: contrastare le fake news e la disinformazione, e trovare la verità. In realtà però è uno strumento intimidatorio per i giornalisti, finanziato da chi vuole far sì che il potere economico troneggi su tutto, con un pizzico insensato di AI come ciliegina sulla torta.
Prima di capire le implicazioni profonde alla base di questo progetto, e di come storicamente sia nato, capiamo come funziona questa nuova geniale startup.
Objection.AI è una piattaforma in cui chiunque può contestare un pezzo giornalistico che secondo l’accusa non riporti la “verità”. Si paga una piccola cifra, a partire da 2000 dollari, e da lì parte l’indagine; sul sito viene scritto che tra gli investigatori ci sono anche ex agenti CIA e FBI. In questa fase si raccolgono documenti sul tema, in cui tecnicamente entrambe le parti possono contribuire, ma vedremo poi che c’è un tranello per la difesa. A conclusione dell’indagine un “giudice AI” proclama il suo verdetto, stabilendo se il claim fosse vero o falso.
Alcuni esempi dei primi casi in analisi, molti dei quali aperti dalla piattaforma stessa:
“Michael Sackler sta usando il suo fondo di investimento etico per ripristinare la sua reputazione” (la famiglia Sackler è stata condannata a pagare oltre 7 miliardi di dollari per il suo ruolo nell’epidemia degli oppiacei in USA); in cui le due parti in causa sono Sackler e Gary Baum, il giornalista che ne ha scritto sull’Hollywood Reporter
“dei lavoratori di amazon sono stati obbligati a lavorare con un cadavere vicino”, con “Il Pubblico” (la dicitura che Objection usa per i casi che ha aperto da sola) contro Hannah Broughton, che ne ha scritto per Mirror.
O ancora “Brigitte Macron è un uomo”, riferito alle accuse (infondate) di Candace Owens su Brigitte Macron, la moglie del presidente francese.
Quest’ultima accusa, il cui verdetto è stato, fortunatamente, che era falso, mostra perfettamente il primo di tre problemi principali di una piattaforma del genere.
Quale tipo di rivendicazione troveremo più facilmente, e a cosa verrà dato spazio? Quella su Brigitte Macron è una cosiddetta “transvestigazione”, una investigazione che mette in dubbio l’identità di genere di certi personaggi, basata quasi sempre su evidenze dal valore quasi nullo e volte solo a screditare la persona accusata. Di questo tema ne racconta bene Leonardo Bianchi sul suo Complotti! a cui ha dedicato una puntata. Dare spazio a queste ipotesi non fa altro che dare visibilità e credibilità a tesi insostenibili, ma che è utile a spostare la finestra di Overton sui temi, che è in realtà il punto centrale di Objection.AI, su cui torneremo. Inoltre, a struttura della piattaforma ovviamente incentiva verdetti favorevoli verso l’accusa. Siccome chi fa guadagnare è l’accusa che paga per l’investigazione, si crea per forza di cose un beneficio a essere sbilanciati verso quella parte. Anche questo è un tassello che ci aiuta a capire qual è la reale intenzione dietro Objection, perciò teniamolo a mente per dopo.
Il secondo problema è la visione altamente distorta del giornalismo che propone. La struttura di Objection è, per scelta, ostile all’anonimato delle fonti. Objection vuole che tutte le fonti utilizzate siano riconoscibili, ma questo approcciò è però piuttosto ingenuo, o più probabilmente…in malafede. L’utilizzo di fonti anonime nel giornalismo investigativo è una feature, non un bug: l’anonimato è una tutela per le fonti stesse, che possono rischiare conseguenze negative in base a cosa rivelano. Ovviamente il compito di una redazione e di un giornalista è quello di verificare adeguatamente la fonte e ciò che dice.
Tutto ciò è parte fondamentale del valore sociale del giornalismo, che può fare da filtro di verifica e di costruzione di una storia. Questo, però, è evidente che a D’Souza, il founder e CEO di Objection, non importa. Anzi, è evidente che l’obiettivo è proprio quello di screditare il lavoro giornalistico. E non è un caso, perché Objection tocca direttamente la storia di D’Souza e il miliardario Thiel.
Aron D’Souza infatti fu l’avvocato che orchestrò una lunga operazione legale per distruggere Gawker, una testata di gossip che ormai 10 anni fa ha dichiarato bancarotta.
Gawker era una testata di New York abbastanza controversa che pubblicò il sex tape di Hulk Hogan, il quale in risposta gli fece causa.
Successivamente si scoprì che Peter Thiel, sotto consiglio di D’Souza, aveva finanziato la causa, che si concluse in favore di Bollea (beh, il vero nome di Hulk Hogan era Terry Bollea): nella sentenza si condannava Gawker a pagare oltre 100 milioni di dollari in danni a Bollea. A giugno 2016, 3 mesi dopo la prima sentenza, Gawker Media dichiara bancarotta, e successivamente vende i suoi altri siti a Univision, chiudendo il sito principale Gawker.
Come detto, si scoprì che Thiel aveva finanziato la causa con 10 milioni di dollari sotto consiglio di D’Souza, come riporta questo articolo di BuzzFeed che D’Souza stesso linka nel suo sito. L’ultimo tassello che completa questa storia è sapere che 10 anni ancora prima, nel 2007, Gawker aveva fatto outing a Thiel, rivelando che era gay. Peter Thiel ha descritto il suo contributo alla causa come “una delle più grandi attività filantropiche che ho fatto.”
Chiaramente fare outing a una persona gay è un atto decisamente problematico, ed è in generale vero che, purtroppo, gli esempi di cattive pratiche giornalistiche sono tanti, dalla diffusione di disinformazione al sensazionalismo e alla trattazione morbosa di certi temi.
Quello di cui però sono convinto è che la soluzione sia quella di avere giornalismo migliore, adeguatamente pagato e indipendente, e non quello di castrarlo.
La soluzione di Thiel e di D’Souza è quella della lente dei ricchi oligarchi tecnocratici. Per loro la soluzione è quella di usare il loro potere economico per dominare e controllare l’informazione, il tutto condito dalla logica dell’efficienza. Nelle pagine di Objection si legge che “Gawker era solo l’inizio” e che la causa a Gakwer è durata anni ed è costata milioni, e che Objection vuole cambiare le cose.
Il “tribunale” di Objection.AI però non ha corti d’appello, e non ha il sistema di pesi e contrappesi di cui una buona democrazia è dotata. È un tribunale privato che si presenta come imparziale ma che non ne dà alcuna garanzia.
L’idea stessa di utilizzare un sistema AI opaco e imperscrutabile per le sentenze è un peccato originale irrimediabile. Possiamo fidarci che il tribunale finanziato da Thiel sia effettivamente imparziale? Ovviamente no.
Ma a Objection non serve essere “realmente” credibile o affidabile. Gli serve solo convincere abbastanza persone che lo è. A Objection serve spostare la finestra di Overton, rendere l’l’idea di un “tribunale privato per i giornalisti” un po’ più accettabile dell’oltraggio che il realtà è.
Nel malcapitato caso che un giornalista si trovi “citato” da Objection infatti, le condizioni di Objection.AI impongono che per potersi difendere e aggiungere documenti alla propria difesa, il giornalista debba accettare di sottostare al verdetto che riceverà, il quale, ripetiamo, non ci dà alcuna garanzia di essere realmente giusto, se non la fiducia che abbiamo nell’AI o nei finanziatori del progetto. Per un giornalista citato non c’è letteralmente alcun vantaggio a accettare queste condizioni, come scrive Sophia Tesfaye su Salon: “it’s a non-starter”.
Ma qui si cela anche fortunatamente la soluzione. Il rimedio a questa bislacca idea di giustizia è semplicemente…non dargli peso e di ignorarla. Objection funziona letteralmente solo se ci crediamo, un po’ come Trilli nell’isola di Peter Pan. E allora vuol dire che abbiamo il potere di resistergli.
Penso in conclusione che questo sia, come dicevamo in apertura, un esempio perfetto. È un passo verso la distopia, che però ci consegna anche la soluzione: usare il nostro potere di immaginare un futuro differente, di credere concretamente che ciò che i miliardari della Silicon Valley ci propongono non è un futuro inevitabile, e dobbiamo poter scegliere cosa accettare e cosa rifiutare.
Nel momento in cui scrivo queste conclusioni, il sito di Objection.AI è in manutenzione. La pagina ha un paio di occhi che si muovono, e scrive: “A causa del feedback siamo ricostruendo per un futuro epistemico e fatto di fonti primarie”. Staremo a vedere. Quis Custodiet Ipsos Custodes?