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Senza comunità non c’è energia, il caso di Gagliano Aterno

La storia di Gagliano Aterno, piccolo paesino abruzzese in provincia dell’Aquila, racchiude le potenzialità e le difficoltà delle comunità energetiche rinnovabili: un modello alternativo a quello dominante, centralizzato e poco sostenibile

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Chi arriva a Gagliano Aterno lo fa perché vuole. L’autostrada arriva fino a Sulmona o a L’Aquila, in ogni caso bisogna poi inerpicarsi per una serie di strade in salita, caratterizzate da strette curve che concedono un panorama mozzafiato, che si estende dalla costa adriatica fino al Gran Sasso. E ciò vale sia per l’auto che per i (pochi) pullman, gli unici mezzi coi quali è possibile giungere in paese. Gagliano è una di quelle aree interne di cui si discute da tempo in ambito accademico e nelle iniziative culturali ma che restano ai margini delle attenzioni politiche e del dibattito pubblico. Gagliano, poi, ha delle specificità che lo rendono ancora più isolato. Il paese ha perso la sua centralità nella seconda metà del Novecento, quando la ferrovia Roma-Pescara e l’autostrada A25 hanno evitato il passaggio di quella che nell’antichità era considerata un’importante area di transito. 

Sono poche oggi le persone che scelgono di passare dalla Valle Subequana, circondata dalle montagne del Sirente e attraversata dal fiume Aterno. Così i tredici piccoli paesi di questa valle in provincia de L’Aquila hanno aggiunto questo elemento agli altri fattori in comune con le altre aree interne di tutta Italia: il progressivo smantellamento dei servizi di base insieme la carenza di lavoro e di stimoli culturali, nonché il terremoto che ha investito l’intera area nel 2009, e dunque l’inevitabile spopolamento. 

Se la popolazione più anziana di Gagliano ricorda che «negli anni’ 50 qui eravamo in duemila», i dati dell’ufficio anagrafe del Comune parlano attualmente di 252 abitanti. A ricordare questa storia è anche la statua dell’emigrante, che sta al centro del paese, accanto al parco giochi: un uomo con la valigia in mano e un bambino aggrappato alla sua gamba. Una scena straziante e fissata nel tempo. 

È in questo contesto che nel 2021 il sindaco Luca Santilli e l’antropologo Raffaele Spadano scelgono di attivare una comunità energetica. L’intento è di innescare un vero e proprio processo di ripopolamento, che sovverta la tendenza in atto. Quasi un’utopia in un paese come Gagliano. Ma i due ci credono. Santilli è un giovane sindaco, eletto a 36 anni, che mette una citazione dal film I cento passi nella stanza dove si insedia. Spadano è un antropologo che è arrivato in paese grazie a una borsa di studio dell’Università della Valle d’Aosta, dopo un passato da attivista, e qui svolge un ruolo di connessione tra i vecchi e i nuovi abitanti. Mentre camminiamo con loro nel paese ci fanno da cicerone, ci mostrano la fontana medievale e il famoso castello, con tanto di ponte levatoio, attualmente utilizzato come residenza privata e recentemente aperto al pubblico in occasione delle giornate FAI. Santilli e Spadano hanno maturato una evidente complicità, scherzando dicono di sentirsi un po’ il Che Guevara e il Fidel Castro di Gagliano.  

La prima assemblea pubblica in cui si parla della comunità energetica risale all’agosto 2021. Con la società Sun City che illustra il progetto ad abitanti che appaiono scettici. Non mancano i momenti di tensione. Si teme che sia un’occasione di appropriazione esterna che punta a far profitto sulle marginalità. «All’inizio il lavoro per la costituzione della comunità energetica rinnovabile (CER) è stato di sensibilizzazione. La comunità energetica era qualcosa di nuovo anche per noi amministratori, figurarsi per i cittadini» dice Luca Santilli. «Dopo due anni di assemblee e incontri porta a porta, dovuti al fatto che la CER non è qualcosa di immediato, siamo arrivati alla costituzione dell’associazione che dovrà gestirla. Nel regolamento per l’adesione abbiamo previsto che i cittadini possono decidere di redistribuire le somme derivanti dall’incentivo o per la diminuzione del costo dell’energia o per servizi di finalità pubblica, da decidere insieme». Il Comune di Gagliano Aterno diventa non solo una delle prime amministrazioni ad avviare una comunità energetica ma lo fa caricandosi i costi dei due impianti fotovoltaici da 19 e da 25 kilowatt, oltre al sistema di accumulo. 

Gli impianti sono al 100% pubblici e la partecipazione è mista: c’è il Comune che coi suoi edifici fa sia da produttore che da consumatore, una fetta importante di utenze domestiche e una manciata di attività economiche. «Stiamo finalizzando l’accreditamento sulla pagina del Gestore Servizi Energetici (GSE) per far partire la comunità energetica e stiamo aspettando che Enel ci confermi l’allacciamento alla cabina primaria» spiega Raffaele Spadano. «Gran parte delle comunità energetiche concluse al momento in Italia sono private o aziendali, dunque funzionano nell’operatività in modo diverso dalla nostra. Per questo noi navighiamo un po’ a vista». Un progetto dal basso, che va al di là della convenienza economica e che punta a fare della comunità energetica un perno centrale di un progetto più ampio sul ripopolamento delle aree interne. E che però deve fare i conti con i rallentamenti normativi, gli ostacoli burocratici e la sfida energetica di un Paese ancorato alle fonti fossili e alle big del settore.

Il risveglio dal sogno: la comunità alle prese con la burocrazia

A introdurre per la prima volta in Italia lo strumento delle comunità energetiche è nel 2019 il decreto Milleproroghe. Da quel testo, che recepiva la direttiva europea RED II, a oggi sono passati quattro anni e una lunga serie di decreti e delibere. 

Il decreto ministeriale è giunto soltanto a gennaio di quest’anno. Mentre il 23 febbraio il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha approvato le regole operative scritte dal GSE, che descrivono in 159 pagine in maniera dettagliata le modalità e le tempistiche per accedere ai benefici economici, vale a dire i 5,7 miliardi di incentivi previsti dal governo. Più precisamente 3,5 miliardi di euro verranno garantiti tramite un incentivo in tariffa, che sarà finanziato con un prelievo sulle bollette elettriche di tutti gli utenti, per garantire per 20 anni alle comunità una tariffa elettrica vantaggiosa. Il secondo stanziamento, di 2,2 miliardi, arriva dal PNRR, è un contributo a fondo perduto e servirà a finanziare fino al 40% i progetti per la costruzione degli impianti di CER in Comuni con meno di 5mila abitanti.

Tuttavia in questi quattro anni le centinaia di CER avviate in tutta Italia sono rimaste in gran parte congelate. Secondo i dati diffusi da Legambiente a fine febbraio, «ad oggi sono solo 154 le forme di energia condivisa realizzate in Italia, tra comunità energetiche rinnovabili e configurazioni di autoconsumo collettivo». Ma per l’associazione ambientalista le CER avrebbero potuto essere molte di più. Almeno 400, secondo le stime ottenute «grazie al contributo di diverse realtà – AESS, Caritas, Become, il programma NextAppenino, AzzeroCO2, ènostra, Legacoop, Enel X, il Comune di Roma, La Sapienza, Regalgrid, Fondazione con il Sud, Banco dell’Energia». 

I motivi del ritardo sono molteplici e hanno prodotto uno stallo anche economico per paesi come Gagliano Aterno che, oltre ad aver anticipato l’investimento iniziale, non sanno ancora se riceveranno la quota incentivante e in quale misura.

«Il decreto legislativo del 2021 stabilisce che possono essere ammessi all’incentivo gli impianti entrati in esercizio a partire dal giorno successivo alla data di pubblicazione del decreto, quindi dal 16 dicembre 2021» spiega Enrico Giarmanà, avvocato e ricercatore in diritto energetico all’Università di Catania. «Facendo affidamento su tale principio, in molti hanno iniziato a installare impianti in attesa del decreto ministeriale attuativo della misura incentivante. Quest’ultimo, tuttavia, stabilisce che possono accedere all’incentivo soltanto gli impianti entrati in esercizio dopo la data di costituzione della comunità energetica, salvo documentazione che dimostri che l’impianto sia stato pensato per l’accesso alla CER». A essere valutata, dunque, sarà la data di entrata in esercizio della comunità energetica. Gli impianti installati e mai entrati in funzione, come nel caso di Gagliano Aterno, potrebbero essere oggetto di dispute (anche giudiziarie) per l’accesso all’incentivo.  

Secondo il ricercatore rimane ancora poco chiaro, inoltre, quando si è in presenza di un impianto nuovo o vecchio. «Le modalità con cui è stata gestita la profilazione di queste indicazioni, sia a livello ministeriale che a livello di regole tecniche, è talmente generica che solamente la pronuncia di un giudice potrà definire cosa si intende per impianto nuovo e impianto vecchio» afferma ancora Giarmanà. «Per ottenere l’incentivo deve trattarsi di un impianto nuovo, realizzato cioè da poco, ma non sono poche le pubbliche amministrazioni che hanno edifici con impianti già realizzati e mai messi in esercizio». 

A suscitare non pochi dubbi sono anche le tempistiche per l’accesso al contributo che dovrà coprire il PNRR. Da decreto la Missione 2 del PNRR sosterrà fino al 40% dei costi ammissibili per lo sviluppo delle comunità energetiche nei Comuni con popolazione inferiore ai 5mila abitanti, proprio come Gagliano Aterno. «Il contributo PNRR potrà essere chiesto per impianti nuovi, cioè per impianti che oggi non esistono» spiega Giarmanà. Come si legge sul documento del GSE, infatti, tra i requisiti l’impianto «dovrà essere realizzato tramite intervento di nuova costruzione o potenziamento» e «avere data di avvio lavori successiva alla data di presentazione della domanda di contributo da parte del soggetto beneficiario».

La tempistica è un problema anche per un altro motivo. Da regole GSE, infatti, gli impianti «devono entrare in esercizio entro diciotto mesi dalla data di ammissione al contributo e, comunque, non oltre il 30 giugno 2026». Secondo Gianluca Ruggieri, ricercatore e associato di ènostra (una cooperativa energetica che fornisce energia elettrica), lo stesso GSE potrebbe non essere pronto. «In questi anni ha fatto una fatica bestiale a mettere su la piattaforma a riconoscere gli incentivi» chiarisce Ruggieri. «C’è gente che ha fatto la comunità energetica con tutti i documenti e i soldi li ha visti dopo un anno. Se prima erano 100 adesso ne dovrebbero arrivare 10.000».  

Il grande vantaggio della comunità energetica dunque rimane il fatto che più energia viene prodotta localmente, minore è la dipendenza da grandi imprese. È un processo lento, rallentato ancora di più da una visione politica forse ancora troppo legata al modello oligopolistico delle fonti fossili che sta ritardando l’accesso delle piccole comunità agli incentivi. 

A Gagliano, come in altri luoghi, non si cerca solo di democratizzare il processo di approvvigionamento energetico, per cui la condivisione partecipata dei benefici e del processo decisionale è sicuramente un passo. La creazione di una comunità solidale passa per l’emancipazione economica ed energetica di un paese che in alternativa farebbe fatica a sopravvivere. Sebbene necessario, affidarsi a una grande impresa come Enel, infatti, assottiglia le entrate per le socie e i soci della comunità energetica, cioè per chi ne fa parte. Quando si crea una comunità energetica bisogna dunque chiedersi chi ci investe e chi ci guadagna.

Finora le comunità energetiche cosiddette di prima generazione avevano dei costi di gestione rilevanti, quasi superiori ai benefici. Arrivando a 100 euro di incentivo il rischio era di doverne spendere 60/70 in gestione. Se le comunità si allargano invece, i costi si dividono per più persone mentre i benefici si moltiplicano.

L’energia di una comunità

L’attesa della definizione di un quadro normativo definito e chiaro non ha impedito a Gagliano di costruire nel frattempo in questi anni una comunità sociale attiva e resistente. Come in tanti paesi situati nelle aree interne italiane, anche qui il cuore pulsante è il bar: il circolo Arcigallo serve ogni giorno colazioni, caffè, drink e spremute agli abitanti di Gagliano, ai turisti, agli avventori e a chiunque decida di capitare qua. Nello stesso edificio, al piano superiore, si trovano altri due importanti punti di aggregazione cittadina: la sede dell’associazione La stanzetta e la sede della stazione radiofonica Antiche Rue, che ogni giorno regala ai cittadini di Gagliano buone selezioni musicali e che organizza interviste e approfondimenti in merito al territorio di Gagliano e alle aree interne abruzzesi, ospitando esperti e protagonisti della rinascita di questi luoghi. 

Arrivando nello spiazzo di fronte al grande edificio si respira un’aria di condivisione: tutti si fermano a discutere, scambiano idee, opinioni, battute. Gagliano e i paesi della Valle Subequana sono territori marginalizzati, da un punto di vista geografico e storico, fuori dai circuiti turistici e con servizi insufficienti per chi ci vive. A Gagliano però è successo qualcosa di importante: questa comunità è riuscita a creare un humus sociale, culturale e politico forte grazie all’incontro nel 2021 tra l’associazione MiM – Montagne in Movimento, un gruppo di giovani ricercatori e ricercatrici provenienti da varie università, e l’amministrazione comunale. La decisione di avviare una CER a Gagliano è coincisa con l’avvio di un altro importante progetto, al fine di attivare un processo trasformativo virtuoso che aiutasse Gagliano ad uscire dalla marginalizzazione: il progetto Neo – Nuove Esperienze Ospitali.

Riportare le persone a vivere in un piccolo paese abruzzese circondato da montagne e valli non è un’impresa facile, ma grazie a un bando pubblico nuovi giovani abitanti sono arrivati in paese. I neo-abitanti hanno vissuto a Gagliano e si sono formati sui temi della transizione ecologica e della sostenibilità sociale e ambientale, creando un loop virtuoso in cui le competenze dei giovani sono state messe a frutto all’interno della comunità e viceversa. 

«A Gagliano abbiamo trovato quello che cercavamo, ovvero un paese molto ricettivo, sia sul piano politico che su quello dell’attivismo, ma soprattutto era un paese che rappresentava già un punto di riferimento per tutti i Comuni della Valle Subequana. Abbiamo iniziato questo percorso mettendo al centro la comunità, per poi portare esperti e studiosi di aree interne direttamente qua, per confrontarsi con gli abitanti» racconta Giulia Ferrante, una delle ricercatrici sociali che segue tutt’ora il progetto, giunto alla terza edizione quest’anno e che per la prima volta si apre a tutti i paesi della Valle Subequana. 

Il progetto ha convogliato dunque risorse e competenze verso una visione innovativa, comunitaria, politica e di autodeterminazione dei paesi. Attraverso la costituzione di un’assemblea cittadina, i cittadini di Gagliano possono infatti già decidere come reinvestire gli utili derivanti dalle attività messe in piedi in paese – le sagre, gli eventi, i festival – e nel futuro quelli derivanti dalla vendita dell’energia eccedente della CER. Nel caso in cui la comunità energetica rinnovabile diventi totalmente autonoma dal punto di vista energetico, i cittadini, prima solo consumatori, in sostanza saranno anche produttori e quindi realmente autosufficienti energeticamente. Le eccedenze pagate alla comunità dal fornitore consentiranno di reinvestire gli utili in attività di utilità sociale, permettendo ai cittadini stessi di scegliere modalità e servizi necessari alla comunità tutta. 

«Al momento in paese è stato avviato un servizio di navetta, che trasporta i cittadini al cinema e al teatro, fondamentale per chi non aveva un mezzo per muoversi. È stata l’assemblea di paese che ha deciso il servizio da utilizzare. Chiaramente questa modalità decisionale ha i suoi pro e i suoi contro: permette alle persone di rendersi protagoniste delle decisioni che riguardano la loro vita ma d’altro canto risulta difficile da perseguire, perché si basa su un lavoro comunitario costante e quotidiano» racconta Raffaele Spadano. 

In questo modo i benefici che la costituzione di una CER apporta diventano non solo economici ma anche sociali. Rendere le comunità direttamente coinvolte nel processo di gestione dell’energia significa renderle energeticamente autosufficienti secondo il principio della democrazia energetica, che ribalta gli equilibri politici tradizionali perché i destinatari del servizio sono anche coloro che prendono le decisioni relative alla sua gestione. Per far sì che la comunità si strutturi in funzione delle scelte collettive da prendere in ambito energetico, la comunità deve dunque trovarsi, fisicamente ma anche metodologicamente, incentivando rapporti sociali, relazioni e ricucendo i legami al suo interno. 

A Gagliano questo processo già in atto ha consentito di ideare e sviluppare molti progetti di reinvestimento sociale degli utili della comunità. Nel 2024 il paese vedrà riaprire due attività commerciali fondamentali: la libreria sociale, che verrà inaugurata  il 31 maggio, in occasione della seconda edizione del Festival LibriGanzi – dal 31 maggio al 2 giugno – e il forno, che un tempo serviva tutta l’area della valle ma che da molti anni non è più attivo. E poi entro la fine dell’anno una nuova stazione di arrampicata, servizi di e-bike e un ristorante.

con il supporto di Mani Tese, Emmaus Italia, Fondazione Finanza Etica e il Premio Graziano Zoni “ECONOMIE DI COMUNITÀ E SOLIDARIETÀ – Visioni, Esperienze, Modelli, Sperimentazioni”

di Carlotta Indiano (Carlotta Indiano),Giulia Quercini (Giulia Quercini),Andrea Turco (Andrea Turco)

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