Come combattere le discriminazioni

Volge al termine a dicembre DiversaMente - Giovani contro le discriminazioni, un progetto guidato da ICEI che ha coinvolto, negli ultimi 2 anni, 300 persone giovani in 5 Comuni per proporre e organizzare attività di contrasto alle discriminazioni all’interno della società.

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Si chiuderà a fine dicembre DiversaMente – Giovani contro le discriminazioni, un progetto coordinato dalla ong milanese ICEI (Istituto Cooperazione Economica Internazionale) che negli ultimi due anni ha lavorato per combattere gli stereotipi e i pregiudizi presenti all’interno di gruppi giovanili e spazi di aggregazione. L’idea del progetto è quella di mettere al centro le giovani generazioni portandole a essere i primi leader del cambiamento nella lotta alle discriminazioni. 

Da una Ricerca Tra Pari effettuata da ICEI a Milano nell’ambito del progetto, risulta che il 73% delle persone giovani segnala la diffusione nel proprio ambiente di rumours, pregiudizi e discriminazioni verso alcune categorie di persone, in particolare persone straniere/migranti, persone omosessuali, le donne, persone disabili o con corpi non conformi. Gli episodi di discriminazione sono presenti sia nella vita reale, sia online. Nella vita reale gli ambienti dove le discriminazioni avvengono più spesso sono la scuola, i gruppi di amici, ma anche le istituzioni. È in questo contesto, quindi, che si sviluppa il progetto DiversaMente. Nel video di lancio dell’iniziativa, l’ironia viene utilizzata per stimolare nell’osservatore una riflessione critica: ogni persona, in un modo o nell’altro, può essere vittima o promotore di rumours e stereotipi. Digital creator come Anna&Anastasia di Travel On Art, la divulgatrice Dalila Bagnuli, social media activist Alessandro Velata, inclusion ambassador Ethan Caspani, digital creator Selena Peroly, Dumitrascu Cristian e Hind Chakroun sono i volti noti che hanno prestato la loro voce per diffondere il messaggio.

Simone Pettorruso, Responsabile dell’Area Italia ed Europa di ICEI, ci ricorda come le persone giovani siano considerate dal progetto «sia come vittime delle discriminazioni, sia come soggetti attivi che possono contribuire a una politica locale di contrasto ai fenomeni discriminatori». Sono 300 le ragazze e i ragazzi che a Milano, Montesilvano, Pontedera, Torino e Reggio Emilia sono stati coinvolti nell’organizzazione e nella realizzazione di attività contro le discriminazioni, con l’obiettivo ultimo di creare delle città interculturali e inclusive, dove solidarietà e cooperazione prendono il posto di pregiudizi e discriminazioni. Dove la cittadinanza viene quindi concepita come appartenenza a una comunità globale all’interno di un mondo più giusto e più equo.

Oltre alle 300 persone giovani dai 15 ai 24 anni sono stati coinvolti anche 40 operatori ed operatrici ed educatori ed dducatrici giovanili che lavorano nei 13 spazi di aggregazione interessati dal progetto, i referenti degli Enti Comunali partner e cittadini e cittadine dei Comuni coinvolti. Il progetto Diversamente, spiega Pettorruso, ha posto una forte enfasi sulla figura dell’operatore giovanile e dell’educatore, proponendo percorsi formativi specifici sul tema della lotta alle discriminazioni. Per queste figure attive e impegnate nel proprio contesto locale, è importante avere l’opportunità di incontrarsi e confrontarsi su una tematica comune affinché possa essere calata e adattata al contesto locale in cui si interviene. Grande autonomia è stata data dal progetto alle organizzazioni locali, alle quali vengono forniti strumenti, competenze e risorse che però sono state poi gestite in maniera autonoma dai centri a livello locale, con un approccio orizzontale fortemente voluto da ICEI. 

 

Il progetto DiversaMente si è basato sull’approccio interculturale e sulla strategia Anti-Rumours, una metodologia  promossa a livello internazionale dal Consiglio d’Europa, che si propone di lottare contro le discriminazioni a partire dai rumours, dicerie date per vere senza che ci siano prove concrete e che vengono diffuse passando di bocca in bocca.

La diffusione dei rumours contribuisce a generare opinioni superficiali che alimentano stereotipi e pregiudizi e possono arrivare a portare discriminazioni e veri e propri crimini d’odio. I rumours si pongono dunque alla base della piramide dell’odio, fermarne la diffusione nella società, dando avvio a un cambiamento di percezioni e comportamenti attraverso l’attivazione del pensiero critico, porta ad una maggiore coesione sociale.

Sono tre gli obiettivi su cui si concentra la strategia: il coinvolgimento nella realizzazione di una politica pubblica, la promozione del pensiero critico e la consapevolezza, l’influenza nei confronti della agenda politica affinché quest’ultima si occupi di contrastare le discriminazioni. 

In base ai problemi identificati, ovvero come si è detto l’alta frequenza di fenomeni discriminatori, i principali risultati previsti dal progetto sono tre. Il primo è il miglioramento delle competenze e delle conoscenze delle persone giovani , degli operatori e operatrici ed educatori ed educatrici giovanili attraverso programmi di formazione e la creazione di una Comunità di Pratica per condividere le conoscenze acquisite e le esperienze svolte. Il secondo è la promozione del protagonismo delle giovani generazioni a livello locale tramite la definizione di strategie cittadine di contrasto alle discriminazioni e la realizzazione di azioni ed eventi pubblici di sensibilizzazione che hanno coinvolto oltre 1.300 ragazze e ragazzi e 2.500 cittadini e cittadini. Infine, il progetto mira a mettere in rete le persone giovani tramite la creazione di un network nazionale di attivisti e attiviste anti-rumours, uno spazio di protagonismo che nasce dall’esigenza di dare voce alle nuove generazioni nel dibattito pubblico locale e nazionale sul tema del contrasto a rumours, stereotipi e discriminazioni e della promozione delle diversità.

Alle persone giovani “è stato lasciato spazio per avanzare idee e promuovere attività di sensibilizzazione per il contrasto alle discriminazioni all’interno di un percorso lungo e strutturato attraverso da un lato il rafforzamento delle competenze anti-rumours, per poter affrontare queste tematiche in maniera consapevole, dall’altro lato tramite l’attivazione e il protagonismo sia a livello locale che nazionale, con attività concrete volte a contrastare pregiudizi e stereotipi quali ad esempio la street art, il teatro e la realizzazione di podcast”, racconta Pettorruso. 

 

Inoltre, è stata creata una Rete nazionale di giovani attivisti e attiviste anti-rumours chiamata TuttAzione – che si è dotata di un proprio manifesto di intenti e ha sviluppato strumenti di comunicazione e sensibilizzazione, tra cui il proprio canale Instagram. La Rete è stata attivata durante il primo Youth Camp organizzato a Milano nel novembre 2023 presso la sede di Fondazione Feltrinelli e si è poi strutturata durante i due ulteriori Youth Camp svolti a Reggio Emilia rispettivamente ad aprile e giugno 2024. “Lo Youth Camp di aprile era già previsto dal progetto”, specifica Pettorruso, “ma la richiesta di un altro momento aggiuntivo è venuta proprio dai ragazzi e dalle ragazze, e così è stato organizzato un ulteriore evento di incontro, a testimoniare la voglia dei e delle partecipanti di incontrarsi, confrontarsi e condividere”.

Durante questi eventi, la Rete ha pianificato azioni di sensibilizzazione e campagne di comunicazione, riunendosi e condividendo i risultati del lavoro nelle loro comunità. All’ultimo Youth Camp che si è svolto a Torino a fine ottobre chi vi parteciperà avrà l’occasione di confrontarsi sia all’interno del gruppo che con i referenti comunali: “è importante per le giovani generazioni interfacciarsi anche con i decisori politici che potranno poi avere un impatto concreto a livello di politiche locali”, spiega il Responsabile Area Italia ed Europa di ICEI. L’incontro permetterà quindi di aggiungere una dimensione importante per la progettazione di interventi nelle comunità locali. 

Il capofila del progetto è ICEI – Istituto Cooperazione Economica Internazionale, un’organizzazione non governativa attiva dal 1977, tra le altre cose, nella cooperazione allo sviluppo e nella promozione dei diritti umani. ICEI lavora da anni nell’organizzazione di iniziative e progetti di protagonismo giovanile e cittadinanza attiva e, nel 2019, ha sviluppato la sua collaborazione con il Consiglio d’Europa, iniziando a coordinare la Rete Italiana delle Città del Dialogo, nata proprio per proporre la diversità come un vantaggio per la società. L’approccio di ICEI è quello di lavorare da un lato con i Comuni e dall’altro con la società civile nei territori. 

 

Il progetto DiversaMente è finanziato da AICS – Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo ed è portato avanti da un partenariato multi-stakeholder composto da organizzazioni della società civile (Fondazione Feltrinelli, Rete delle Case del Quartiere, ARCI Valdera, Movimentazioni APS, Giro del Cielo CSC) ed enti territoriali (Comune di Reggio Emilia, Comune di Pontedera e Comune di Montesilvano). Inoltre, forniscono supporto al progetto i Comuni di Milano e Torino, UNAR (l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali), il network di organizzazioni giovanili europee UNITED for Intercultural Action. “Il progetto ha permesso di stabilire delle collaborazioni proficue che sono continuate nel corso dei mesi e che proseguiranno anche dopo la conclusione. Inoltre, sono previsti ampliamenti e nuove progettazioni che partono dall’eredità di DiversaMente per applicarsi a comunità locali diverse. Posso citare il progetto Arte, voluto dal Comune di Milano per un approfondimento sulla rete di centri giovanili della città, ed Epic Idea, organizzato invece con Spagna, Portogallo e Ungheria con capofila ICEI, per proporre il modello anche in altre nazioni europee” racconta Pettorruso. 

Alla fine del progetto inizierà la fase di valutazione svolta da un ente esterno, ma è già evidente che l’iniziativa ha centrato i suoi obiettivi e raggiunto buoni risultati. In particolare, è stato espresso “grandissimo entusiasmo da parte dei ragazzi e delle ragazze rispetto sia al fatto che potessero gestire direttamente le attività che venivano proposte, sia per la possibilità di poter decidere cosa fare nell’ambito di una proposta molto ampia, cosa che non succede sempre e che il progetto ha permesso di fare sia per i tempi abbastanza ampi, sia per le risorse e le capacità impiegate”, ci racconta Pettorruso.

Infine, la dimensione nazionale e la realizzazione degli Youth Camp è stata molto apprezzata perché ha permesso di creare dei legami tra giovani di comunità anche molto diverse tra loro, favorendo il confronto e lo scambio. Anche per gli operatori e operatrici giovanili – conclude Pettorruso – la possibilità di confrontarsi con colleghi provenienti da contesti molto diversi è stata per alcuni un’esperienza unica e arricchente. 

 

 

di Anita Calchi Novati (Anita Calchi Novati)

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