È il 1863 quando Lev Tolstoj inizia a scrivere Guerra e pace. La sua idea era semplice: raccontare un evento specifico a proposito di una rivolta contro gli Zar, ma il progetto cambiò in corso d’opera. Si rese conto che per poter far comprendere a pieno le ragioni di quell’episodio, c’era bisogno di tornare a prima, di ricercare il movente ancora più indietro nel tempo. Quello che voleva essere un romanzo a proposito dell’insurrezione decabrista del 1825 diventa una grande opera in cui – tornando al periodo napoleonico – l’individualità si scontra con la storia. Sul piano ci sono la guerra, la morale, il modo in cui le azioni umane si scontrano con il potere, con l’inevitabilità degli eventi. È questo quello che lo rende un romanzo senza tempo, capace di intercettare i grandi temi del nostro presente.
È proprio il binomio Guerra e pace a essere scelto come focus tematico dell’edizione di quest’anno del BookCity Milano. Si tratta, come lo ha definito Stefano Mauri – vicepresidente della Fondazione Umberto e Elisabetta Mauri, che quest’anno avrà le redini del coordinamento di BookCity – di un «tema ineludibile».
L’edizione si terrà dall’11 al 17 novembre in ogni quartiere di Milano: l’obiettivo della manifestazione è coinvolgere sempre più realtà che sono i principali presidi della cultura, tra cui biblioteche, librerie, università e scuole oltre ai singoli individui, e allargarsi nel territorio «a macchia d’olio». BookCity è centrale non solo per la comunità letteraria di Milano, ma soprattutto per la città stessa. Si tratta di un’occasione per riappropriarsi di spazi pubblici e privati, per animare luoghi di cultura con chi chi legge e scrive, ed è una risposta alla grande crisi della lettura che investe ormai l’Italia da anni. In un mondo che ha fatto della velocità una delle sue prerogative principali, l’atto stesso di sedersi a leggere, di ascoltare una conferenza o di partecipare a una discussione diventa un atto di resistenza e di riaffermazione del valore del pensiero lento e riflessivo.
Era il 2012 quando il Comitato Promotore e l’Assessorato alla Cultura hanno chiamato a raccolta gli editori italiani per realizzare un evento condiviso tra tutti i protagonisti del sistema editoriale, con l’obiettivo di mettere al centro di una serie di eventi diffusi sul territorio urbano il libro, la lettura e i lettori, come motori e protagonisti dell’identità della città e delle sue trasformazioni nella storia passata, presente e futura. Da allora, BookCity è diventato un rito, un appuntamento centrale nel panorama letterario italiano che promuove incontri, presentazioni, dialoghi, ma anche mostre, spettacoli, seminari sulle nuove pratiche di lettura. Si parla non solo di novità editoriali, ma anche di nuovi sguardi su pubblicazioni passate, rendendo la lettura non più un gesto individuale ma collettivo. Questa dinamica permette di superare il tradizionale ruolo passivo del lettore: non ci si limita più a sfogliare pagine in solitudine, ma si partecipa a un’esperienza condivisa. I lettori portano con sé domande, riflessioni, e un coinvolgimento attivo che arricchisce l’esperienza di tutti.
Sono proprio la letteratura e i libri a restare uno strumento necessario per comprendere il mondo, per approfondire il proprio io e per trovare un senso di appartenenza. Quando la nostra storia non sembra avere senso, sono le storie degli altri a ricordarci che non siamo soli e a darci gli strumenti per interpretare e capire il presente.
È il caso dell’evento dal titolo Ecotransfemminismo — Narrazioni e Pratiche Editoriali per un Futuro Queer e Sostenibile, che si terrà il 14 novembre 2024 alle 19.00 presso La Redazione milanese di Scomodo. Il panel ospiterà la discussione a proposito di sfide e opportunità sul nostro presente partendo da una visione ecotransfemminista, dando spazio a narrazioni che affrontano l’intersezione tra giustizia ambientale, diritti di genere e riconoscimento della complessità.
Il movimento riconosce un parallelismo tra l’oppressione delle donne e lo sfruttamento della natura, fenomeni entrambi figli di una logica patriarcale e capitalista difficile da estirpare.
Nato nel 1974, il termine fa la sua comparsa in un saggio dal titolo dalla grande risolutezza: Il femminismo o la morte. Manifesto dell’ecofemminismo dell’autrice francese Françoise D’Eaubonne. Per capire davvero l’origine delle crisi ambientali e sociali, bisogna analizzare l’intreccio tra le varie forme di oppressione – genere, razza, classe – riconoscendo che il dominio sulla natura è parallelo al dominio su corpi e comunità vulnerabili. Il pensiero ecotransfemminista è incentrato sull’idea che l’ambiente e il corpo – specialmente i corpi delle donne e delle minoranze di genere – siano entrambi “colonizzati” dal potere dominante. Greta Gaard e altre teoriche come la filosofa ecofemminista Ynestra King sostengono che il sistema capitalista promuova un’idea di natura come risorsa da sfruttare, in modo non dissimile da come tratta le donne e i gruppi marginalizzati. Questa prospettiva riconosce che i disastri ambientali colpiscono più duramente proprio le popolazioni già emarginate, e suggerisce che una vera emancipazione deve passare per il riconoscimento dei diritti della Terra e di tutti i suoi abitanti.
Ciò che rende cruciale l’ecotransfemminismo una pratica interessantissima da analizzare oggi e una teoria che ben comprende i grandi temi del nostro presente è la sua capacità di offrire una visione integrata delle ingiustizie contemporanee. Non si tratta solo di una nuova sensibilità, ma di una vera e propria lente di interpretazione che analizza come le logiche di dominio siano alla radice dei problemi ambientali, sociali e di genere. Ad esempio, le politiche estrattive che distruggono le foreste e inquinano i fiumi riproducono la stessa logica di possesso e sfruttamento con cui le società patriarcali storicamente trattano i corpi femminili e quelli delle minoranze.
Questo, come gli altri appuntamenti di BookCity Milano, sono eventi che celebrano la cultura nella sua capacità di generare consapevolezza, di alimentare il pensiero critico, di coltivare un senso di comunità. È un’opportunità per immergersi in un universo di storie e idee, per confrontarsi con prospettive diverse, per mettere in discussione le proprie convinzioni e per costruire insieme un immaginario collettivo in cui il libro costituisce non solo uno strumento di intrattenimento, ma anche un mezzo per esplorare e comprendere il mondo in cui viviamo.
