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Basaglia

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N°48 - luglio 2023
Tematica del nucleo: Marginalità

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Introduzione al Nucleo

Sono passati 45 anni dalla legge Basaglia. È stata la prima legge al mondo a chiudere i manicomi, eppure la rivoluzione culturale iniziata dallo psichiatra di Trieste resta incompiuta. Oggi un malato su dieci in Italia è legato a letto. La maggior parte dei reparti psichiatrici italiani sono a porte chiuse e gli psicofarmaci continuano a essere visti come l’unica cura possibile. Nonostante la distanza temporale dall’inizio di questa rivoluzione, la strada da fare è ancora molta. Per capire come percorrerla però, è necessario studiare i passi di Basaglia: i suoi desideri, il modo in cui ha ridefinito l’idea della pericolosità sociale e ha individuato nel paziente psichiatrico non un peso, ma un soggetto, un cittadino bisognoso di aiuto e di cura, al quale restituire la propria dignità.
Nel nucleo di questo mensile, esaminiamo tre casi studio nelle città di Trieste, Arezzo e Roma, per ripercorrere la battaglia di Basaglia, con testimonianze di chi ha lavorato accanto a lui, come il dottor Peppe Dell’Acqua, o di chi, come Alberto, ha provato sulla propria pelle cosa volesse dire essere un paziente psichiatrico in quegli anni.

Inizia la lettura del Nucleo Basaglia a pagina 60 della rivista.

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In questa sezione trovi una selezione di scatti dedicati al caso studio di Trieste, che prende in esame il manicomio di Parco San Giovanni. Alcune di queste fanno parte dell’archivio di Peppe Dell’Acqua, che ha avuto la fortuna di iniziare a lavorare con Franco Basaglia fin dai primi giorni triestini. Psichiatra anche lui, ha diretto per più di 17 anni il Dipartimento di Salute Mentale di Trieste.

TRIESTE

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Basaglia ha dunque dato inizio alla sua personale rivoluzione a Trieste, ma nel 1979 cominciò a lavorare a Roma come consulente per lo sviluppo dei piani regionali per la realizzazione della legge. Toccherà ai suoi allievi portare avanti la sua lezione, fino alla chiusura definitiva del manicomio, sancita con Delibera della Giunta provinciale dell'11 luglio 1980 n. 1939. Attualmente, come Dipartimento di salute mentale, la struttura fa parte dell'Azienda sanitaria territoriale n. 1 Triestina (ASS n. 1).

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A Roma l’istituto psichiatrico di Santa Maria della Pietà è una vera e propria cittadina: negli anni '60 ospitava quasi 3mila persone. In ciascun padiglione vivevano circa 50 pazienti psichiatrici, guardati a vista da due infermieri. A destra c'erano gli edifici degli uomini – contrassegnati da numeri pari – e a sinistra quelli per le donne. In mezzo una rete metallica.

ROMA

Il Santa Maria della Pietà di Roma è stato l’ultimo istituto psichiatrico a chiudere, nel 1999. Le persone che per 21 anni hanno vissuto in un non-luogo, in procinto di chiusura ma sempre aperto, venivano chiamati residui manicomiali. Attraverso le testimonianze dell’ex direttore Tommaso Losavio, l’infermiere storico, Vincenzo Boatta e un paziente che ha vissuto lì dentro per 42 anni, Alberto Paolini, l’intento di questo video è quello di ricostruire la storia di chi per un ventennio è stato oppresso da regole e mura troppo strette.

Il video che hai appena visto è stato realizzato da Alissa Balocco, Beatrice Offidani, Leonardo Pini, Lorenzo Sangermano, Silvia Stellacci e Martina Ucci.

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Grazie a Basaglia ci si sposta da una visione geografica del corpo, come malato-inerme, al corpo come storia di vissuti, esperienze e sofferenze di una persona viva e responsabile della propria salute. Il cambiamento, però, ha richiesto e richiede ancora tempo: basti considerare che l’istituto di Santa Maria della Pietà chiuderà solo nel 1999. Ma oggi?

FINE

Abbiamo parlato con Biagio Sciortino, Vicedirettore della Casa dei giovani e responsabile delle strutture di accoglienza e delle comunità terapeutiche.



Nonostante i vari tentativi di portare avanti gli insegnamenti di Basaglia, nei fatti di cronaca emergono dei refusi di gestioni manicomiali all’interno di alcune comunità. Eppure, questo non è altro che il sintomo di un’esasperazione da parte degli operatori che, spesso, si ritrovano sovraccaricati di lavoro.
Quindi sì, la Legge Basaglia ha restituito la dignità a chi, lontano dallo sguardo del mondo, aveva perso tutto, ma lo stigma sulla malattia mentale è ancora un virus che circola indisturbato e per questo c’è ancora molto da fare.

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Sara Paolella

23 anni, caporedattrice di cultura di Scomodo, ha seguito lo sviluppo editoriale dei contenuti di questo Nucleo Tematico.


Giacomo Fabbri

Responsabile Lettura Aumentata.

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