Aspettando Spring Attitude 

Spring Attitude torna a La Nuvola dell'EUR il 29 e il 30 maggio. Nell’attesa del Festival, abbiamo raccolto cinque storie di chi lo ha vissuto con noi lo scorso anno.

Questo articolo parla di:

Alice

Alice non aveva mai sentito parlare dei Bicep prima che Geremia non le mandasse un reel a novembre dell’anno scorso. Lo ha ascoltato in cuffia sul tram, fermo al semaforo di viale Trastevere, con la pioggia che batteva sul finestrino. Ha tenuto le cuffie in su anche dopo che il tram era ripartito, anche dopo che era arrivata a casa, anche mentre scaldava la pasta. Ha comprato i biglietti quella stessa sera, prima che si rendesse conto di cosa stesse facendo.

Di solito Alice ci pensa molto prima di decidere qualcosa. Ha ventisette anni e quella sensazione di essere sempre un passo indietro rispetto a dove dovrebbe essere. Il festival le sembrava una di quelle cose che si fanno e basta, senza dover spiegare niente a nessuno.

È arrivata alla Nuvola un venerdì sera, tardi, quando le luci delle installazioni esterne cominciavano ad accendersi sulla facciata di acciaio e vetro di Fuksas. Dentro, Golden Years stava già suonando – il collettivo romano guidato da un manipolo di producer aveva portato sul palco, uno dopo l’altro, Fulminacci, Masamasa, Tutti Fenomeni e una dozzina di altre voci della scena indie capitolina. Una festa più che un concerto, con Giorgio Poi che è rimasto sul palco anche dopo il suo turno solo per cantare Solo per gioco insieme all’attore Luca Marinelli, comparso dal niente tra gli applausi.

La serata di Alice è cambiata più tardi, quando i Bicep hanno preso il palco per il loro spettacolo audiovisivo CHROMA – in esclusiva italiana per quella data. Il duo di Belfast ha costruito architetture sonore che si disfacevano e si ricomponevano come qualcosa di vivo, accompagnate da proiezioni che trasformavano le pareti della Nuvola in superfici di colore in movimento. Alice era vicina al palco e non ha guardato il telefono per un’ora e venti minuti, cosa che non le capitava da prima del Covid. Quando è uscita erano le tre e mezza. 

Alcuni scatti di chi ha ballato con noi a Spring Attitude 2025. Foto di Lorenzo di Filippo

Sofia e Camilla

Camilla lo aveva pianificato su un foglio Excel. Sofia lo sa e ogni volta che ci pensa sorride di quella cosa morbida che si prova quando ami qualcuno per i suoi difetti esatti. Due giorni, un hotel a EUR Fermi, un brunch il sabato mattina al bar, il pomeriggio libero. Il foglio aveva una colonna per gli artisti, una per gli orari, una per le note: “da non perdere assolutamente” in rosso. Sotto, evidenziati, i nomi di La Rappresentante di Lista e L’Impératrice.

Sono arrivate venerdì nel tardo pomeriggio e hanno girato per il quartiere prima dell’apertura. L’EUR ha quella qualità strana di essere monumentale e silenzioso allo stesso tempo, come una città progettata per un futuro che non è mai arrivato. Sofia ha detto che ci tornava sempre con la sensazione di essere capitata in un posto parallelo. Camilla ha risposto che era esattamente per quello che le piaceva. Hanno discusso quasi cinque minuti su quale delle due avesse ragione, poi hanno lasciato perdere.

Il venerdì sera La Rappresentante di Lista ha fatto quello che sa fare meglio: tenere insieme rock, pop e groove dentro uno spettacolo che non si prende mai troppo sul serio ma non smette mai di avere un’anima. Veronica Lucchesi e Dario Mangiaracina hanno portato sul palco i successi più recenti ma quando hanno cantato la loro canzone è arrivo il momento in cui Sofia ha cercato la mano di Camilla senza guardarla. 

Il sabato, L’Impératrice ha confermato il proprio status di band imprescindibile della scena europea. I francesi hanno portato un suono dove l’influenza dei Daft Punk è riconoscibile ma mai invadente, dentro un live fatto di luci rotanti e con anche la presentazione di un brano inedito.

Sono uscite che erano quasi le due, con i capelli che sapevano di fumo e di musica. Sofia ha detto che voleva tornare l’anno prossimo. Camilla aveva già aperto il calendario sul telefono.

Alcuni scatti di chi ha ballato con noi a Spring Attitude 2025. Foto di Lorenzo di Filippo

Marco

Marco non va ai festival da quando aveva trent’anni. Adesso ha un appartamento a Pigneto che ha ristrutturato durante il lockdown e un modo di ascoltare la musica che negli ultimi anni si era ristretto sempre di più: cuffie, casa, sera. A volte il vinile. Raramente qualcosa di nuovo.

È stato un collega a parlargli di Spring Attitude quasi per caso, parlando d’altro. Gli ha detto solo: c’è Apparat, se ti interessa. Gli interessava. Apparat lo ascoltava dal 2004, da quando aveva trovato un disco in un negozio di usato vicino a Termini e lo aveva comprato per la copertina. Lo aveva ascoltato per settimane, poi la vita aveva fatto quello che fa la vita, e certe cose erano scivolate in un cassetto.

Ha comprato il biglietto solo per il venerdì sera. Ha pensato che bastava, che non era il tipo da due giorni. È arrivato alla Nuvola che era già buio, si è guardato intorno senza fretta: molta gente giovane, molta energia, installazioni luminose sulle terrazze del SA/Block Party dove un dancefloor a cielo aperto veniva illuminato dalla Nuvola tinta di viola. Si è preso una birra e si è messo in un punto da cui riusciva a vedere bene il palco senza essere nel mezzo.

Prima di Apparat è passato davanti al palco durante il set di Altin Gün, la band olandese-turco che mescola psichedelia e musica tradizionale anatolica dentro arrangiamenti pensati per un pubblico in movimento. Si è fermato più del previsto. È una delle cose che gli è rimasta più impressa del weekend: non sapere esattamente da dove venisse quello che stava ascoltando.

Apparat ha suonato tardi. Marco è rimasto in piedi per tutta la durata del set con la birra in mano, quasi dimenticandosi di berla. Il producer berlinese quella sera ha premuto sull’acceleratore in modo inaspettato: uno show dominato da un rosso intensissimo che alternava intelligent dance a drop carichi e violenti, molto lontano dall’immagine riflessiva con cui è conosciuto. Marco non se lo aspettava, e questo lo ha sorpreso più di qualsiasi cosa avesse preventivato. Quando è uscito erano quasi le due. Ha aspettato il taxi seduto su un muretto, con le cuffie spente per una volta, ad ascoltare Roma che girava intorno a sé stessa nel buio di settembre.

Speriamo di ribeccarlo anche a questa edizione.

Alcuni scatti di chi ha ballato con noi a Spring Attitude 2025. Foto di Lorenzo di Filippo

Tommaso 

Tommaso ci è andato senza sapere bene cosa aspettarsi. Ha vent’anni e una certezza consolidata: che la musica che lo interessa davvero raramente finisce in un palazzetto. Segue producer da Bandcamp, aggiorna una playlist ogni domenica con la cura che altri riservano alle piante, ha gusti che i suoi amici trovano illeggibili. I festival gli hanno sempre fatto un po’ paura – quella sensazione di essere in troppi a condividere qualcosa che uno pensava fosse suo.

È andato da solo, cosa che i suoi amici non riuscivano a capire. Ma Tommaso ci va bene da solo, a volte meglio: si muove a ritmo diverso, non deve spiegare perché preferisce il palco secondario all’headliner. Il sabato pomeriggio ha girato a lungo tra le installazioni luminose esterne, ha guardato le proiezioni sulla facciata, ha fotografato l’architettura della Nuvola dal basso con la prospettiva sbagliata, quella che a lui sembrava quella giusta.

La sera La Niña lo ha colpito in pieno portando sul palco qualcosa che non si classifica facilmente: folk mediterraneo, canto di dolore e di corpo e le percussioni che si muovevano veloci come ventagli. Ha dedicato una canzone alla Sumud Flotilla, ha portato il pubblico in una versione dal brivido di Respira, ha eseguito Manalonga spiegando che esiste solo dal vivo e su vinile, per rimanere fedele a quello che si tocca. Tommaso non conosceva nessun brano, e questo non ha fatto alcuna differenza.

Più tardi, in terrazza, si è trovato in mezzo a un dj set che non aveva in programma e ha ballato per due ore senza smettere, senza guardare il telefono. Era una di quelle situazioni in cui il corpo fa le cose prima che la mente abbia deciso. Dopo, sulle scale, ha parlato con un ragazzo di Torino e una ragazza di Napoli che avevano visto la stessa cosa da punti diversi della terrazza. Hanno confrontato le rispettive versioni per un quarto d’ora, come si fa quando si vuole assicurarsi che quello che è successo sia successo davvero.

Tornando a casa ha scritto sul telefono i nomi degli artisti da cercare il giorno dopo. Ne aveva cinque. Ne ha aggiunti due mentre aspettava che il tram partisse. Poi ha chiuso il telefono e ha guardato Roma fuori dal finestrino, che passava lenta e luminosa.

Alcuni scatti di chi ha ballato con noi a Spring Attitude 2025. Foto di Lorenzo di Filippo

Il gruppone

Erano in dodici. Poi tredici, perché Valentina aveva convinto un’amica all’ultimo momento. Poi quattordici, perché l’amica aveva portato il fidanzato, che aveva scritto a un suo compagno di università che abitava proprio all’EUR e che non sapeva nemmeno del festival. A un certo punto hanno smesso di contarsi.

Il piano era arrivare venerdì pomeriggio, mangiare fuori, entrare per le nove. È saltato quasi subito: Luca aveva perso il treno da Firenze, Benedetta aveva confuso il giorno della partenza, Andrea si era addormentato sul divano. Sono entrati alle undici in ordine sparso, trovandosi davanti al palco a gruppetti di due o tre prima di riaggrupparsi tutti in un punto che qualcuno aveva battezzato “il ritrovo” – un pilastro vicino al bar interno, riconoscibile perché sopra c’era sempre almeno una giacca abbandonata.

I festival sono uno dei pochi posti in cui quattordici persone con vite diverse riescono a occupare lo stesso spazio senza che nessuno debba rinunciare a niente. C’era chi ballava alla terrazza del Block Party, chi stava seduto fuori a parlare, chi si era messo in fila per il merchandising. Nel mezzo c’era la musica, che teneva tutto insieme senza farlo sembrare forzato: il venerdì sera Post Nebbia aveva aperto il Ploom Stage con un rock di matrice italiana compatto e diretto, la sera dopo Ellen Allien aveva chiuso con una techno spinta che aveva svuotato ogni riserva di energia rimasta.

Tra questi due estremi, il weekend aveva offerto uno spettro largo: Marco Castello e il suo jazz cantautorale con la scritta MEGGHIU SULI alle spalle, Coca Puma, Planet Opal, e i Bicep che avevano trasformato il venerdì notte in qualcosa che nel gruppo avrebbero continuato a citare per mesi – “quella cosa che hanno fatto con le luci”, dicevano, senza riuscire mai a finire la frase.

La notte del sabato, dopo L’Impératrice, si sono trovati tutti fuori dalla Nuvola quasi per caso, senza essersi coordinati. Qualcuno ha proposto di andare a mangiare qualcosa. Qualcun altro ha detto che non aveva fame ma veniva lo stesso. Sono rimasti lì altri venti minuti sul piazzale che si svuotava lentamente, mentre la musica della terrazza continuava a uscire da dentro.

Alcuni scatti di chi ha ballato con noi a Spring Attitude 2025. Foto di Lorenzo di Filippo

 

Spring Attitude torna a La Nuvola il 29 e il 30 maggio, noi saremo lì, pronti a raccontare e fotografare altre storie.

 

di Sara Paolella (Sara Paolella)

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