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A Firenze non c’è più posto per gli studenti

Firenze è in piena crisi abitativa. Tra affitti crescenti e un turismo onnipresente, vivere in città è sempre più difficile e costoso. In particolare per gli studenti.

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È il 24 novembre. Parte della cittadinanza fiorentina si ritrova e riempie la platea dello Spazio Alfieri, ma il palco è vuoto. Vi è solo una sedia, anche quella vuota, che ha poggiato sullo schienale un cappotto, quasi a volersi coprire, nascondere. Quella sedia è destinata al primo cittadino di Firenze. Il tempo scorre e la sedia continua a rimanere vuota. Nel mentre tra le fila del pubblico, composto da vari comitati cittadini come “Salviamo Firenze” e “Firenze Città Aperta”, cresce la necessità di un confronto scaturita da una domanda: 

«Si potrà ancora vivere a Firenze?»

“Airbnbficazione”: affitti brevi e prezzi degli immobili

Oggi Firenze è la seconda città in Italia per prezzi degli affitti: secondo i dati aggiornati a novembre 2023 raccolti da Immobiliare.it il prezzo medio di affitto mensile si attesta su 20,52 €/m² (dietro a Milano, dove il prezzo è di 22,76 €/m²), mentre il prezzo di vendita è di 4.171 €/m². Cronologicamente i prezzi sono andati incrementando ad una velocità sostenuta, infatti solo rispetto a novembre 2022 c’è stato un aumento del 19.03% (17,24 €/m²), mentre se si arriva fino a gennaio 2016 il prezzo medio di affitto era di 13,40 €/m².

L’ultima indagine dell’Osservatorio Confcommercio sulla demografia commerciale mostra che nel giro di 10 anni, tra il 2012 e il 2022, all’interno del centro storico hanno chiuso più di 320 attività commerciali (-18%) di esercizi al dettaglio che vendevano beni tradizionali come calzature, libri e giocattoli, arredamento, poi ferramenta e imprese ambulanti. D’altra parte c’è stata una vera e propria esplosione di attività che intercettano il bacino turistico come bar, ristoranti e strutture ricettive (+21%). 

Come ci spiega Tomaso Montanari, Rettore dell’Università per Stranieri di Siena «Firenze è una città che espelle i propri cittadini, è una città per viaggiatori di lusso – non per viaggiatori veri, quelli appartengono ad un’altra categoria – in vendita al miglior offerente». Il proliferare di strutture turistiche e di contratti turistici brevi ha portato ad un’esplosione dei prezzi che non sono più alla portata di chi a Firenze ci ha vissuto fino a questo momento e che si trova costretto a spostarsi nelle periferie o nelle città limitrofe. Il centro storico cambia, si trasforma, e diventa irriconoscibile.

 «Prima si poteva passeggiare per le strade di Firenze» racconta Francesco Torrigiani, membro del comitato referendario Salviamo Firenze «senza dover scansare continuamente i dehor degli ormai innumerevoli locali, ristoranti o bar; potevamo sederci sugli scalini del sagrato della Basilica di Santo Spirito. Potevamo goderci il centro, che oggi invece è diventato una mangiatoia per turisti. Ciò va a discapito non solo dei residenti, ma anche dei turisti stessi, i quali si trovano una città che non ha niente di diverso da offrire, se non uno spazio creato a misura di turista, eliminando così la riflessione critica e non arricchendo con alcunchè la propria condizione».  

Secondo Inside Airbnb – un progetto indipendente fondato nel 2014 dal fotogiornalista australiano Murray Cox (che si autodefinisce «data activist») per mappare gli affitti turistici brevi – sulla piattaforma sono presenti 12.308 annunci a Firenze. Il prezzo medio per notte è di 243 euro e la rendita mensile media 16 277 euro. Il capoluogo fiorentino si aggiudica così il primo premio nella competizione di città italiana per densità di annunci, ovvero per numero di annunci rispetto al numero di abitanti; nello specifico si trovano 3,39 annunci ogni 100 abitanti. Di questi annunci il 79,7% riguarda intere case o appartamenti, il 18,9% camere private, 0,3% camere condivise, e solo l’1.1% camere d’hotel. Inoltre il 66.2% degli host è multi-listings, ovvero gli host hanno più di un annuncio sulla piattaforma. Basti pensare che i primi 10 host da soli detengono quasi 1 000 annunci. Si può facilmente dedurre che non si tratti di host che vivono all’interno degli immobili presenti negli annunci e che saltuariamente mettono a disposizione un materasso ad aria (da cui il nome «Airbnb») o alcuni ambienti della propria abitazione per arrotondare (come prescritto dai fondatori a loro tempo), ma di vere e proprie aziende che hanno sviluppato un modello di business che gode di condizioni fiscali e burocratiche più favorevoli rispetto a quelle del mercato alberghiero, pur condividendone gli stessi obiettivi. 

Grazia Galli, rappresentante legale dell’associazione Progetto Firenze spiega che gli appartamenti fiorentini sono abitati stabilmente in media da una o due persone, mentre gli appartamenti affittati a scopo turistico-ricettivo sono abitati da un numero molto più alto di persone e ciò va ad aggravare le spese condominiali. Queste non vengono soddisfatte dall’affittuario di uno o più appartamenti, ma vengono soddisfatte da tutti coloro che abitano il condominio, cosicché chi affitta gli appartamenti scarica i propri costi su tutti i condomini. Una struttura alberghiera, invece, insediata in un condominio deve assumere spese, come la costruzione di fosse biologiche proprie e poter essere sottoposto a controlli da parte delle autorità, mentre tutto ciò non avviene per chi affitta un appartamento su piattaforme come Airbnb. 

Salviamo Firenze: il referendum e la mobilitazione dei cittadini per la città

Secondo Torrigiani, gran parte delle strutture ricettive sono di proprietà di importanti fondi di investimento, i quali acquistano edifici ad uso pubblico per creare nuove strutture ricettive, senza che ciò preveda alcun passaggio politico. Da ciò nasce la raccolta firme alla quale hanno aderito 11.283 cittadini promosso dal Comitato referendario Salviamo Firenze nel gennaio 2023 «per salvare la nostra città dalla speculazione, contro il caro affitti, per una città a misura di chi ci vive e non per i ricchi del mondo». La richiesta di referendum consultivo comunale intende agire su due norme del regolamento con l’obiettivo di abrogarle. La prima norma in questione prevede che «qualora il servizio pubblico esistente venga dismesso, è sempre consentito l’insediamento della destinazione direzionale comprensiva delle attività private di servizio (…) anche in immobili aventi sup 2.000 mq».

Di fatto, come si legge sul sito stesso del comitato referendario, questo «permette a un fondo di rilevare una struttura che aveva funzione pubblica e, senza alcuna discussione e necessità di autorizzazione, trasformarla in studentato di lusso/ricettivo e poi usarlo anche come albergo». Il primo quesito referendario pertanto  «mira a ricondurre i cambiamenti di destinazione d’uso alla ordinaria approvazione di variante urbanistica mediante specifica deliberazione del Consiglio comunale». La seconda norma invece estende fino a tre mesi extra la possibilità di praticare attività alberghiera all’interno di studentati di lusso, oltre al 49% dell’anno già garantito da una normativa nazionale. Il secondo quesito intende modificare la disciplina in senso restrittivo. 

L’iniziativa di partecipazione popolare ha incontrato un blocco d’arresto nel Collegio degli Esperti – un organo del Comune che deve giudicare l’ammissibilità delle proposte di referendum – che ha respinto i quesiti referendari.  Paolo Solimeno, legale del comitato referendario commenta:  «Una decisione per noi sorprendente, che non trova corrispondenza nel regolamento comunale, non essendoci alcuna aderenza tra la decisione assunta e gli art. 18 e art.12 del regolamento comunale. La rispettiamo comunque e ringraziamo il collegio degli esperti per il loro lavoro ma noi andremo avanti».

Quindi gli appartamenti non mancano, ci sono, ma solo per i turisti. I locatori preferiscono affittare i loro appartamenti a turisti che per brevi soggiorni sono disposti a pagare quote più alte e non a chi a Firenze vorrebbe stabilirsi in maniera duratura o a studenti. Quest’ultimi, oltre alla possibilità di alloggiare in appartamenti privati, possono usufruire degli studentati, sia pubblici che privati. Ad oggi sono molti gli studentati privati presenti a Firenze, come il The Social Hub Florence Lavagnini, sito appunto in via Spartaco Lavagnini e il futuro Student Hotel, che sorgerà in viale Belfiore.

Ma sono privati della possibilità di scelta. Gaia Moretti, rappresentante di Csx Firenze, ci spiega che il problema non è solo l’aumento del costo delle stanze degli studentati privati, ma lo scarso numero di posti letto negli studentati pubblici. Secondo i dati forniti dall’ufficio stampa dell’Azienda Regionale per il Diritto allo Studio Universitario (DSU), nelle residenze pubbliche sono disponibili 1.785 posti letto a regime pieno (1132 effettivi se si tiene conto di quelli temporaneamente indisponibili perché in fase di ristrutturazione). A questi si aggiungono 127 posti in strutture private, che l’azienda regionale ha trovato per compensare i posti in ristrutturazione. Quindi considerando entrambe le fattispecie di alloggi si può concludere che siano stati assegnati effettivamente solo 1.259 posti nonostante nell’anno accademico 2023/2024 siano risultati vincitori di posto alloggio ben 3.156 studenti. E’ evidente quindi come il servizio pubblico faccia fatica a soddisfare la domanda di alloggi, in quanto non riesce nemmeno ad attribuire un posto a chi ne avrebbe diritto per reddito. A chi non ha ottenuto un alloggio pur avendone diritto, l’azienda ha garantito un contributo mensile pari a 250 euro da spendere sul mercato privato – cifra tuttavia insufficiente a coprire i costi di un affitto.

Perciò gli studenti si ritrovano a compiere un continuo girovagare in vari alloggi, siano questi appartamenti o studentati, sia pubblici che privati. Ironia tragica vuole che l’Università abbia avuto un ruolo in questo gioco speculativo attraverso il trasferimento delle proprie sedi al di fuori del centro storico sotto il rettorato Novoli. Sostiene Montanari che «l’Università non è un corpo estraneo ma parte integrante del progetto di una città», pertanto il suo spostamento lascia un vuoto di significato e alimenta il processo di frammentazione del centro storico lasciando che sia preda dell’afflusso turistico e che non sia vissuto autenticamente da nessuno.

«Csx Firenze» continua Gaia Moretti «si è adoperata negli anni per far sì che questa problematica rimanga sotto gli occhi delle istituzioni. A settembre 2022 ci siamo rivolti ad esponenti parlamentari del gruppo di centro-sinistra e li abbiamo invitati a firmare simbolicamente un foglio di lavoro, affinché mantenessero i loro impegni nel contrastare l’emergenza abitativa. Ad oggi oltre alla protesta ci stiamo adoperando per garantire una soluzione all’attuale crisi coinvolgendo le istituzioni competenti».

Non donna di province, ma bordello

La situazione attuale è l’esito di lungo periodo di una serie di atti di matrice squisitamente politica, in particolare di quelle che Sarah Gainsforth definisce «strategie urbane di degrado pianificato attraverso il disinvestimento e il taglio di finanziamenti per i servizi locali nelle aree più povere e con il più alto tasso di criminalità» («Airbnb città merce», 2020). Non bisogna ricercare la soluzione a questa crisi nell’interruzione del flusso turistico: la domanda giusta da porsi non verte sulla legittimità di visitare Firenze o meno, ma su cosa a Firenze ci si trovi una volta arrivati. Pare che la risposta a questo interrogativo sia contenuta nel sottotitolo – a tratti inquietante – del saggio di Giovanni Semi «Gentrification. Tutte le città come Disneyland?». Semi sembra prefigurare la progressiva omologazione dei tratti culturali e artistici propri di ciascun contesto urbano, una convergenza che – nella sua degenerazione più estrema – approda ad un modello estetico e pratico che li rende simili a parchi divertimenti.

Sostiene Montanari «Alcuni beni, se lasciati al mercato, soccombono. E’ necessario che vengano tutelati.» La tutela di un bene non passa attraverso la sua segregazione fisica dietro la teca di un museo perché possa essere ammirata (e fotografata) meglio, ma attraverso la creazione di un rapporto vivo tra il patrimonio artistico di una città e i suoi abitanti.  

di giuliobarto15@gmail.com (Giulio Bartolini),Lucia Koreia Ciusa (Lucia Koreia Ciusa)

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